Il sestiere Santa Croce di Venezia: cosa vedere, l’itinerario, leggende e curiosità

Il sestiere Santa Croce di Venezia, bagnato dal Canal Grande e confinante con San Polo e Dorsoduro, si attraversa spesso di fretta mentre si cerca di uscire dal labirinto di calli e campi che porta a Piazza San Marco.
Anche lui, però, nasconde tantissime chicche come gli altri sestieri di Venezia, tra splendidi palazzi, come il Belloni Battagia o Ca’ Corner della Regina, ed eleganti alberghi con entrate da favola (a proposito, vi consiglio di dare un’occhiata ai soggiorni di Weekendesk se siete alla ricerca di alloggio unico con un’esperienza romantica, di benessere o enogastronomica).
In questo post vi racconto la sua storia e vi porto a scoprirlo.
La storia del sestiere Santa Croce
Prima di diventare un insieme di case, palazzi, calli e campi, il sestiere di Santa Croce (proprio come quello confinante di San Polo) era un’area interamente ricoperta di stagni, paludi e saline ed era nota come “Luprio“. Il nome attuale deriva dall’antica chiesa omonima che si affacciava sul Canal Grande, tra il Ponte degli Scalzi e il Ponte della Costituzione, ossia la chiesa di Santa Croce. Risalente, pare, al Sesto secolo, il luogo di culto era intitolato a una reliquia, un chiodo della croce di Gesù, conservata tra le sue mura fino al 1830, quando fu trasferita nella chiesa di San Pantalon nel sestiere Dorsoduro.
Oggi l’edificio non esiste più (fu distrutto nell’Ottocento) ed è stato in parte sostituito, insieme al suo convento, dai Giardini Papadopoli, lo spazio verde più ampio del sestiere. Proprio sul muro di cinta che costeggia il parco si possono però ancora vedere pezzi dell’antico edificio, come la colonna che fa angolo e che presenta sul capitello, nella parte più interna e nascosta, una croce patente (con le braccia tutte della stessa lunghezza). Secondo alcuni è qui che venivano torturati pubblicamente i condannati a morte.
Una curiosità? Santa Croce sarà anche il sestiere più piccolo di Venezia, ma, grazie al Ponte della Libertà, è anche l’unico che permette alle auto e agli autobus di raggiungere il capoluogo. Tutti i mezzi su ruote confluiscono infatti al Tronchetto, l’isola artificiale polo dei trasporti stradali e marittimi che ospita la stazione e i grandi parcheggi che accolgono ogni giorno migliaia di automobili. Scene quotidiane per ogni città, ma non per Venezia.

Leggende del sestiere: il chiodo di Santa Croce
Una notte del 1262 arrivò a Venezia un pellegrino. Stanco dopo il lungo viaggio dalla Terra Santa, bussò alla porta del convento femminile annesso all’antica chiesa. Non cercava un alloggio, ma aveva il compito di lasciare in custodia due preziosi oggetti: un anello e un piccolo scrigno. Impose un’unica condizione: le suore avrebbero dovuto consegnare il cofanetto all’unica persona che indossava un anello identico a quello appena portato dal pellegrino e che, prima o poi, si sarebbe fatta viva.
Passarono trecento anni e nessuno si presentò alla porta per reclamare l’oggetto. Per questo, dopo un’alta marea eccezionale durante la quale lo scrigno rischiò di perdersi tra le acque della laguna, la badessa decise di aprirlo. Al suo interno c’era un chiodo della croce di Gesù e una pergamena che testimoniava la sua provenienza: era stato recuperato da re Luigi IX di Francia. Probabilmente, il pellegrino non era altro che un cavaliere templare che aveva il compito di mettere in salvo la reliquia, ma nessuno scoprì perché la persona incaricata di recuperarlo non si presentò.

Cosa vedere nel sestiere Santa Croce
Come vi anticipavo, anche se è il più piccolo dei sestieri di Venezia, nasconde ugualmente delle chicche e delle collezioni che sono veri e propri tesori e che meritano di essere scoperti. Se arrivate in treno, vi basterà attraversare il Ponte degli Scalzi o il Ponte della Costituzione per iniziare a farlo.
Ecco quindi cosa vedere nel sestiere Santa Croce di Venezia: vi porto a fare un viaggio tra le sue calli e vi racconto alcune leggende e curiosità per arricchire la visita. I luoghi sono presentati nell’ordine suggerito per la visita.

La Chiesa del nome di Gesù
La chiesa del nome di Gesù è una delle poche di Venezia che non si possono scoprire per caso. Essendo al limite del sestiere di Santa Croce e lontano dai tradizionali itinerari turistici, infatti, viene spesso ignorata. L’edificio ottocentesco non è molto grande e sia l’interno che l’esterno sono abbastanza semplici. Sopra l’altare, però, c’è una splendida volta a botte che, secondo me, merita da sola una visita.
Purtroppo non sono riuscita a recuperare gli orari della chiesa, ma io l’ho trovata aperta dopo pranzo. Si trova in Fondamenta Santa Chiara.

La chiesa di San Nicola da Tolentino
Una delle chiese più imponenti di Santa Croce è quella di San Nicola da Tolentino, terminata nel Settecento, ma ricca di dettagli seicenteschi e barocchi.
Io l’ho sempre trovata chiusa purtroppo, ma l’edificio nasconde una chicca che si può ammirare anche dall’esterno, quindi vi consiglio di avvicinarvi. A destra del portone d’ingresso, infatti, potete vedere una palla di cannone conficcata nel muro: ciò che rimane dei bombardamenti austriaci del 1849. La palla sfondò la cupola e cadde non distante dall’altare maggiore, ma per commemorare l’evento venne posta all’esterno della chiesa.

La Chiesa di San Simeon Piccolo
La Chiesa di San Simeon Piccolo è la prima che vedete se uscite dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia. In realtà, nonostante il nome, questo edificio ha dimensioni maggiori rispetto a quello di San Simeone Grande (conosciuto anche come San Simeon Profeta), perché fu ampliato nel Settecento.
La chiesa, di pianta circolare, colpisce molto più dall’esterno, perché l’interno è abbastanza semplice e sobrio. Nonostante questo, però, merita una visita, perché nasconde un piccolo tesoro: l’antica cripta. Questo spazio sotterraneo, scarsamente illuminato e per il quale vi sarà data una candela prima di entrare, è un ambiente molto suggestivo, con muri affrescati con scene che raffigurano la Via Crucis e l’Antico Testamento. La cosa interessante è che è in parte inesplorato, perché otto delle ventuno cappelle sono murate da secoli.

Palazzo Gradenigo e Palazzo Soranzo Cappello
Per i sestieri di Venezia sono passati tantissimi autori e poeti nel corso dei secoli e quello di Santa Croce non fa eccezione. Qui, tra i tanti, trovarono ispirazione Gabriele D’Annunzio e Henry James, per esempio.
Il primo prese spunto dai giardini di Palazzo Gradenigo per alcuni luoghi de Il Fuoco*, un romanzo del 1900 ambientato proprio nel capoluogo lagunare che racconta le passioni e le relazioni amorose di un “superuomo”. Il secondo, invece, rimase incantato da Palazzo Soranzo Cappello, al quale si ispirò per le ambientazioni de Il carteggio Aspern* (The Aspern Papers). Il racconto del 1888, anch’esso ambientato a Venezia, narra le vicende di un critico letterario statunitense che cerca di impossessarsi di alcune lettere scritte dal poeta Jeffrey Aspern.

La Chiesa di San Simeone Profeta
La chiesa di San Simeone Profeta (o San Simeone Grande) è un piccolo edificio racchiuso tra case e palazzi e la prima struttura, all’epoca in paglia e legno, risale al 967. La seconda, quella in pietra, fu costruita nel 1150, ma subì numerosissime modifiche nel corso dei secoli, soprattutto nell’Ottocento, quando fu creata una nuova facciata.
Nonostante le dimensioni, questa chiesa custodisce due quadri importanti: La Presentazione al Tempio di Jacopo Palma il Giovane e L’ultima cena di Tintoretto. Il primo si trova a destra dell’entrata, il secondo a sinistra ed è un vero capolavoro. È sorprendente entrare in una chiesa così piccola, che spesso passa inosservata, e trovare opere di questo calibro. All’interno non è possibile fare fotografie, ma l’ingresso è gratuito.

Riva de Biasio
Riva de Biasio merita una visita per una leggenda a lei collegata: quella di un macellaio di nome Biasio Cargnio (probabilmente perché proveniente dalla Carnia). Il suo negozio, con annessa locanda, si trovava proprio nel sestiere di Santa Croce, non distante dalla chiesa di San Zan Degolà. Vendeva carni e salumi di ogni tipo, ma era noto soprattutto per il suo sguasseto: una specie di spezzatino preparato con interiora, carne ed erbe aromatiche che attirava clienti da tutta la città e non solo.
Venezia all’epoca viveva un momento buio fatto di sovraffollamento e criminalità e le sparizioni erano all’ordine del giorno. Quindi, quando poco dopo l’apertura della bottega il numero dei bambini scomparsi cominciò ad aumentare, nessuno sembrò farci troppo caso.

Un giorno, però, in uno dei famosi spezzatini di Biasio fu ritrovata una piccola falange. La perquisizione del negozio da parte delle autorità fu immediata e all’interno furono ritrovati i resti di moltissimi bambini. Il macellaio fu arrestato e, dopo avergli tagliato le mani, fu legato a dei cavalli e trascinato per le calli della città fino a Piazza San Marco, dove lo aspettava la condanna a morte.
Nessuno sa se questa storia ambientata nel Cinquecento sia vera o se sia stata creata solo per spaventare i bambini e impedire loro di allontanarsi troppo dai genitori, ma quel che è certo è che è entrata a far parte dei racconti della città e delle filastrocche più famose di Venezia.
Su la riva de Biasio l’altra sera
so andata col putelo a ciapar l’aria
ma se m’ha stretto el cuor a una maniera
che la mia testa ancora se savària:
me pareva che Biasio col cortelo
tagiasse a fete el caro mio putelo!
Su Riva de Biasio l’altra sera
sono andata con il bambino a prendere un po’ d’aria
il cuore mi è stretto in un modo
che la mia testa ancora vaneggia:
mi pareva che Biasio con il coltello
tagliasse a fette il mio caro bambino
La bottega fu distrutta, ma, ancora oggi, il luogo dove sorgeva il suo negozio è conosciuto come Riva de Biasio e sulla parete esterna della chiesta è stato posto un bassorilievo (come un monito a bambini e criminali) che si dice raffiguri il suo volto. In realtà, considerato il nome della chiesa, è più probabile che sia la testa mozzata di San Giovanni Battista.

Campo di San Giacomo dall’Orio
Questo campo prende il nome dalla chiesa omonima, quella di San Giacomo dall’Orio, fondata nel Nono secolo, ma ricostruita nella prima metà del 1200, e per secoli luogo di partenza veneziano del Cammino di Santiago.
Anche se alcune iscrizioni sulla facciata riportavano come data di costruzione il 555, in realtà fu eretta nel 976. L’incongruenza nacque dal fatto che all’epoca era in vigore un calendario speciale nella Repubblica di Venezia (oggi segnalato come “more veneto“, ve ne parlavo nel post dedicato alle curiosità su Venezia). Nonostante questo rimane ugualmente una delle chiese più antiche della città.
L’interno è un mix di stili e periodi e conserva alcuni preziosi dipinti di Jacopo Palma il Giovane, Lorenzo Lotto e Paolo Veronese. La chiesa, secondo me, è una delle più belle che si possano visitare a Santa Croce e, una volta entrati, vi consiglio di alzare gli occhi prima verso il soffitto in legno, creato come se fosse l’interno di una barca, poi verso la cupola della cappella destra di fianco all’altare: c’è un affresco davvero splendido.
La chiesa è aperta a pagamento e fa parte del circuito Chorus: se volete visitare più luoghi di culto aderenti al gruppo, potete risparmiare con il Pass Chiese Chorus*. In alternativa, se riuscite a passare di lì prima delle dieci e mezza, potreste trovarla aperta gratuitamente. All’interno non si possono scattare fotografie.

La Chiesa di San Zan Degolà
La chiesa di San Giovanni Battista Decollato è nota con il nome di San Zan Degolà ed è un semplice edificio in mattoni rossi costruito nell’Undicesimo secolo che oggi ospita la sede della comunità cristiana ortossa russa. Deve il suo nome a una reliquia, ritenuta il dito di San Giovanni Battista, donata alla chiesa da un cavaliere boemo che, di ritorno dalla Terra Santa, fu accolto malato e ricoverato in un’abitazione non distante.
Anche se le decorazioni sulle pareti sono minime, all’interno sono conservati quelli che sono ritenuti tra i più antichi affreschi veneziani e raffigurano San Giovanni, San Pietro, San Tommaso, San Marco e San’Elena. È una tappa interessante per vedere un luogo di culto un po’ diverso dal solito e che è legato anche ad uno dei misteri del sestiere di Santa Croce.

Leggende di Santa Croce: il mistero del prete assassino
Alla chiesa di San Zan Degolà è legato l’unico fatto realmente accaduto e documentato tra quelli elencati in questo post, ma non manca comunque un po’ di mistero.
Si racconta che il 21 novembre 1500 l’intera famiglia Morosini sia stata aggredita in casa. Il padre e il figlio di nove anni morirono immediatamente, la compagna, invece, fu ritrovata in gravissime condizioni. Dopo indagini e interrogatori, si scoprì che l’ultima persona vista uscire viva da quella casa era il prete, padre Francesco. Quando la donna si riprese, poco prima di morire, confermò l’identità dell’assassino: era stato proprio il sacerdote.
A lui spettò la stessa sorte del macellaio Biasio, ma nessuno seppe mai il motivo di un gesto così efferato. Secondo alcuni era stato il demonio ad agire attraverso di lui, secondo altri non poteva tollerare che un uomo della sua parrocchia avesse in casa il figlio illegittimo e la madre, una donna che non aveva sposato.

Il Fondaco dei Turchi e il Museo di Storia Naturale
Il Fondaco dei Turchi era uno degli antichi magazzini e alloggi della città, esattamente come il Fondaco dei Tedeschi e il Fondaco del Meglio (“del miglio”), che risale al Tredicesimo secolo e si trova al suo fianco. L’edificio risale alla prima metà del 1200 e nel corso dei secoli ha cambiato un numero incredibile di proprietari finché, nel Seicento, fu affidato ai mercanti turchi che abitavano o transitavano da Venezia.
Dopo il blocco del commercio con l’Oriente a causa della Guerra di Candia, l’edificio cadde in rovina, ma nel 1860 la città lo acquistò per creare un museo. L’idea, dopo anni di lavori, si concretizzò nel 1932 con l’apertura del Museo di Storia Naturale di Venezia, che ancora oggi conserva al suo interno alcuni pezzi di importanza nazionale; ve ne ho parlato nel dettaglio nel post dedicato, dove trovate anche due leggende.
Se avete un Museum Pass Venezia l’entrata è gratuita, mentre i biglietti possono essere acquistati anche a questo link*.

Palazzo Mocenigo e il suo museo
Palazzo Mocenigo è un edificio rinascimentale che prende il nome della famiglia che lo ristrutturò e lo abitò dal Seicento al 1945. Anche se l’ingresso rischia di passare inosservato, perché affacciato su una calle non troppo ampia che porta verso il Canal Grande, l’interno, invece, incanta, perché è un ottimo esempio di dimora nobiliare veneziana, ricco di affreschi, dettagli e dipinti.
Quando l’ultimo erede della famiglia Mocenigo, Alvise Nicolò, morì, lo lasciò al Comune di Venezia che, dopo la morte della moglie, lo trasformò prima in una galleria d’arte collegata al Museo Correr, in Piazza San Marco, e poi, nel 1985, in un centro studi dedicato interamente alla storia del Tessuto e del Costume.
Il Museo di Storia del Tessuto e del Costume
Il Museo di Storia del Tessuto e del Costume, nato nel 1985, ospita collezioni di abiti e oggetti provenienti da tutta l’area lagunare e, in seguito al restauro del 2013, anche uno spazio dedicato alla tradizione cosmetica della città. Camminando all’interno delle sue diciannove sale, ci si può immergere nella vita dei nobili veneziani, ammirare da vicino preziosi piatti e posate, affreschi, dipinti, i tessuti dei loro abiti. Tutti aspetti del passato della città che rivivono in pochi altri angoli di Venezia.
Dopo aver osservato merletti, ricami, mussoline e tessuti damascati e broccati, ci si può dedicare ai profumi e agli odori: aromi, spezie e fiori che aspettano solo di essere annusati all’interno di eleganti vasi e bottigliette in vetro. Molti di loro sono stati messi a disposizione del museo dalla ditta tedesca Drom, ma alcuni dei pezzi risalgono addirittura al Medioevo o al Rinascimento. A questo viaggio sensoriale sono state dedicate ben cinque sale e l’intero percorso è stato realizzato con il supporto e le conoscenze dell’azienda veneziana Mavive SPA, specializzata in essenze.
Prima si incontra l’antico laboratorio di un profumiere (muschiere) del Cinquecento con i suoi strumenti, poi si scoprono le materie prime al loro stato naturale, dalla cannella alla camomilla passando per il pepe e l’anice. Infine, tutto diventa profumo, un liquido pronto per essere spruzzato e, in questo caso, mostrato e annusato. La visita, infatti, non è passiva, non ci si limita a osservare, ma si vive davvero l’esperienza; un aspetto, questo, che ho apprezzato moltissimo.
Oltre ai due percorsi espositivi, Palazzo Mocenigo ospita anche mostre temporanee, spesso legate alla Biennale di Venezia, l’evento che riempie la città di arte, musica e creatività. Normalmente si trovano al piano terra; vi consiglio di visitare il sito della Biennale o del Museo per saperne di più. Per i possessori di Museum Pass l’ingresso è gratuito, mentre i biglietti singoli possono essere acquistati anche a questo link*.

La Chiesa di San Stae
La chiesa di San Stae (chiesa di Sant’Eustachio e Compagni Martiri) è uno splendido edificio riedificato all’inizio del Settecento per volere del doge Alvise II Mocenigo, oggi sepolto al suo interno. La struttura colpisce soprattutto per la sua imponente facciata, una delle protagoniste di questa parte del Canal Grande, decorata con statue e i bassorilievi che arricchiscono il timpano e le nicchie.
All’interno, dove continua il mix di Barocco e Neoclassico, troverete alcuni tesori come il dipinto del Martirio di San Bartolomeo di Giambattista Tiepolo e quello di San Pietro liberato dal carcere di Sebastiano Ricci, entrambi sulla parete sinistra.
La chiesa aderisce al circuito Chorus e potete entrare con il Pass Chiese Chorus*. Non è possibile fare fotografie.

Cecilia, regina del casino di Palazzo Tron a San Stae
Non lontano dalla chiesa di San Stae c’è Palazzo Tron, battezzato in onore di una delle più ricche famiglie veneziane che lo abitarono e oggi una delle sedi dell’Università di Architettura di Venezia (IUAV). Affacciato sul Canal Grande, l’edificio risale alla seconda metà del Sedicesimo secolo e un tempo, nel suo giardino, ospitava un casino, distrutto all’inizio dell’Ottocento.
Qui, i membri della famiglia e delle più importanti casate veneziane si divertivano organizzando feste libertine e dedicate al piacere. Tra loro anche Cecilia, moglie di Francesco Tron, che si dice sia stata amante del conte di Cagliosto e alla quale è legata una curiosissima storia avvenuta nel 1782. In quell’anno la donna affittò al granduca di Russia il suo palco all’interno del teatro di San Benetto, il prezzo dell’affitto era però talmente alto che la satira locale iniziò a deriderla al grido di “E brava la Trona, la vende el palco più caro della mona“. Lei non si offese mai e, anzi, secondo alcuni iniziò a rispondere “Quella non la vendo, la dono!”.

Ca’ Pesaro
Ca’ Pesaro è uno degli edifici più famosi tra quelli affacciati sul Canal Grande. Realizzato nel Diciassettesimo secolo su progetto dell’architetto Baldassarre Longhena, il palazzo è ricco di elementi classici e dettagli eleganti sia all’interno che all’esterno.
Costruito per volere della famiglia Pesaro, dalla quale prende il nome, cambiò più volte proprietari nel corso dei secoli finché non divenne proprietà della duchessa Felicita Bevilacqua e di suo marito, il generale Giuseppe La Masa. La coppia lasciò infine il palazzo al Comune di Venezia, al quale spettò il compito di istituire la Fondazione Bevilacqua la Masa (1899) per promuovere l’arte contemporanea. Da allora Ca’ Pesaro è diventata uno dei punti di riferimento cittadini per l’arte pittorica e scultorea moderna e contemporanea e conserva al suo interno capolavori internazionali.
Per i possessori di Museum Pass è gratuito, mentre i biglietti singoli possono essere acquistati anche a questo link*.

La Galleria Internazionale d’Arte Moderna
La Galleria Internazionale d’Arte Moderna è ospitata tra le sale di Ca’ Pesaro dal 1902. In realtà, però, la collezione nacque cinque anni prima grazie a una donazione del principe Alberto Giovanelli avvenuta in occasione della seconda edizione della Biennale di Venezia.
Con il passare degli anni la Galleria ha accolto un numero sempre maggiore di opere dando spazio anche ad artisti emergenti che rientrarono poi tra i grandi dell’arte italiana del Novecento come Boccioni e Arturo Martini. Oggi al suo interno si possono ammirare da vicino opere di pittori e scultori come Klimt, Rodin, De Chirico, Matisse, Klee, Carrà e Kandisky, ma anche Mirò, Chagall e Morandi.
La collezione permanente è organizzata su un unico piano, mentre l’ammezzato ospita mostre temporanee di vario genere, che spaziano dalla moda all’architettura contemporanea.

Il Museo di Arte Orientale
Il Museo di Arte Orientale, invece, si trova dal 1928 all’ultimo piano di Ca’ Pesaro e rappresenta una delle collezioni più importanti in Europa dedicate al periodo Edo giapponese, quello che va dal 1603 al 1868.
La raccolta nacque dalla passione di Enrico di Borbone per l’Oriente e dal suo viaggio intorno al mondo compiuto tra il 1887 al 1889 e fu ospitata per anni nel suo Palazzo, Vendramin Calergi, nel sestiere di Cannaregio. Quando il principe morì, le opere divennero proprietà di una ditta austriaca che le mise sul mercato fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale, quando furono sequestrate. Con il termine del conflitto passarono in mano allo Stato, che le possiede tutt’ora.
La collezione è composta da armi, dipinti, strumenti musicali, porcellane, piccoli oggetti decorativi e antiche armature di Samurai, una delle quali si dice abbia portato a Venezia anche un fantasma. Si racconta infatti che, da quando questi pezzi sono entrati tra le mura di Ca’ Pesaro, lo spirito di uno dei combattenti si aggiri per le stanze del palazzo con tanto di katana pronta per essere sguainata. Se durante la visita avvertite strane presenze o l’impianto elettrico comincia a fare pazzie, sapete a chi dare la colpa.

Informazioni utili per visitare il sestiere Santa Croce
Il sestiere si divide in due parti: il Tronchetto, l’isola artificiale polo dei trasporti stradali e marittimi, e la vera e propria zona urbana. Se si considerasse solo quest’ultima, Santa Croce sarebbe il più piccolo della città. In quest’area c’è anche la Chiesa di Sant’Andrea della Zirada, aperta solo in occasioni ed eventi speciali. Per questo non l’ho inserita nell’itinerario.
INFORMAZIONI UTILI PER UN VIAGGIO A VENEZIA:
- Dove dormire a Venezia: durante i miei viaggi a Venezia non ho mai avuto bisogno di un alloggio, ma sono sicura che troverete una soluzione adatta alle vostre esigenze su Weekendesk, come suggerito all’inizio del post.
- Da mettere in valigia: una borraccia, che potrete riempire alle fontanelle, e i pass per risparmiare sugli ingressi nelle principali attrazioni e nei principali monumenti, ve ne parlavo nel post dedicato ai pass per Venezia.
- Da scaricare nello smartphone: le applicazioni per la mobilità veneziana, così da avere tutti i percorsi a portata di mano, ve ne parlavo nel post dedicato a come muoversi a Venezia.
- Documenti: assicurazione viaggio, non obbligatoria, ma consigliata; nel link o nell’immagine sottostante trovate un 10% di sconto per voi.

Se avete dubbi, domande o suggerimenti sul sestiere Santa Croce di Venezia, lasciate un commento!
Le immagini sono state scattate con un iPhone 6s e una Canon 1100D*. Per vedere le altre potete sfogliare il mio album su Flickr.

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Katja
Venezia, bene o male, la conosco: ora voglio andare a scoprire posti nuovi, quelli fuori dal turismo di massa. E poi è una gita fuori porta che posso fare in qualsiasi momento: anche se passerò abbastanza tempo a Palazzo Mocenigo, non me ne dispiacerò!
Martina Sgorlon
KatjaBeh, se la conosci allora è la tappa giusta, perché, come dici tu, è al di fuori dei classici itinerari, ma ti permette di scoprire qualcosa in più sulla città. Buona visita 🙂
Katja
E’ da una vita che ho in programma di visitare Palazzo Mocenigo ma non ci sono mai riuscita: a leggere il tuo post, mi hai incuriosito ancora di più!
Martina Sgorlon
KatjaCiao Katja, mi fa davvero tanto piacere! Per me è stata una bella scoperta e lo consiglio se si ha un po’ di tempo in più da trascorrere in città 🙂