Cosa vedere sulla Penisola di Snæfellsnes, Islanda: itinerario di un giorno tra vulcani e scogliere

La Penisola di Snæfellsnes, nella parte occidentale dell’isola, è spesso descritta come “l’Islanda in miniatura” perché racchiude in un’area relativamente compatta gran parte delle meraviglie naturali del Paese: ghiacciai, vulcani, campi di lava, cascate e coste frastagliate. In questo post vi porto a scoprirla.
La Penisola di Snæfellsnes in pillole
La Penisola di Snæfellsnes si trova nella parte occidentale dell’Islanda e si protende per circa 90 chilometri nell’Oceano Atlantico. Il cuore pulsante della regione è il Parco Nazionale Snæfellsjökull, istituito nel 2001 per proteggere la natura e il patrimonio storico e culturale dell’area. Il parco si estende per 183 km² e il suo paesaggio è dominato (quando il cielo è sereno) dal maestoso ghiacciaio Snæfellsjökull, un vulcano che raggiunge i 1.446 metri di altezza e che ha ispirato Jules Verne per il suo celebre romanzo Viaggio al centro della Terra*.
«È un monte alto millecinquecento metri, uno dei più notevoli dell’isola e sarà destinato a diventare senza dubbio il più celebre del globo, se il suo cratere sfocia veramente al centro della Terra.»
Jules Verne, Viaggio al centro della terra
La geologia della penisola è estremamente varia e testimonia millenni di attività vulcanica, erosione glaciale e marina, tra campi di lava (come Berserkjahraun, che si ammira dalla strada prima di raggiungere Grundarfjörður), crateri, grotte e scogliere basaltiche. E non è necessario percorrere lunghi sentieri o affrontare escursioni impegnative per incontrarli: lungo le strade si alternano facilmente cascate, montagne, spiagge, distese di lava solidificata e punti panoramici, rendendo Snæfellsnes adatta anche a chi ha un solo giorno a disposizione.
La penisola è anche un paradiso per gli amanti della fauna selvatica, tra colonie di uccelli marini che abitano le scogliere, balene che frequentano le acque circostanti e foche che è possibile osservare da vicino lungo la costa.

Cosa vedere sulla Penisola di Snæfellsnes
Come vi dicevo, la Penisola di Snæfellsnes racchiude in pochi chilometri alcuni dei paesaggi più rappresentativi dell’Islanda: cascate, crateri vulcanici, spiagge, scogliere e formazioni di basalto, oltre al ghiacciaio Snæfellsjökull che domina la penisola.
Ecco le principali cose da vedere a Snæfellsnes, organizzate seguendo l’itinerario che ho percorso, con qualche alternativa per chi ha più tempo a disposizione.
Selvallafoss
Arrivando dalla capitale o da sud, la prima tappa dell’itinerario alla scoperta della Penisola di Snæfellsnes è Selvallafoss, una cascata che si incontra lungo la Vatnaleið (strada 56), il percorso che attraversa l’interno della penisola tra paesaggi vulcanici e laghi.
La cascata può facilmente passare inosservata: non è infatti visibile direttamente dalla strada, perché si getta verso la valle proprio a partire dal torrente che arriva all’altezza della carreggiata. Per raggiungerla è quindi necessario lasciare l’auto nell’area di sosta e proseguire a piedi per un breve tratto. Da questo punto si apre anche un bellissimo panorama sui pendii circostanti, caratterizzati da numerose tonalità di colore, risultato della vegetazione e della stratificazione delle rocce e dell’attività vulcanica che ha modellato il paesaggio della penisola.
Pare che si possa camminare anche dietro la cascata, ma noi siamo stati sorpresi dalla grandine e non abbiamo avuto modo di verificare. Se le condizioni meteo sono favorevoli, date un’occhiata, basta seguire il sentiero!

Kirkjufell: l’icona verde dell’ovest islandese
Se c’è un’immagine che più di altre è associata alla Penisola di Snæfellsnes, è quella del Kirkjufell (letteralmente “montagna della chiesa”), il monte che si innalza per 463 metri nei pressi di Grundarfjörður. La sua forma isolata e particolarmente riconoscibile, unita alla posizione affacciata sulla baia di Breiðafjörður, ha fatto di Kirkjufell una delle montagne più fotografate e conosciute d’Islanda, facendola comparire anche in serie cult come Il Trono di Spade; ve ne parlavo anche nel post dedicato ai film e alle serie tv girate in Islanda.
Caratterizzata da stratificazioni rocciose particolarmente evidenti che raccontano la storia geologica della montagna e delle glaciazioni che hanno interessato questa parte dell’Islanda, è famosa soprattutto per l’illusione che si crea ammirandola da Kirkjufellsfoss, la cascata che si trova ai suoi piedi. Da lì, infatti, la montagna sembra essere a punta anche se non lo è!
Il parcheggio nei pressi della cascata è a pagamento.
DA SEGNARE SULLA MAPPA: prima di arrivare a Kirkjufell, fermatevi a Grundarfjörður per assaggiare il buonissimo kaffi di Valeria. Ve ne parlavo anche nel post dedicato a cosa mangiare e cosa bere in Islanda.

Svöðufoss (e la vicina Ingjaldshóll Church)
A poca distanza da Ólafsvík, lungo la strada 574, c’è Svöðufoss, una cascata che si forma sul fiume Hólmkelsá e che precipita da una parete di colonne di basalto, una delle formazioni geologiche più caratteristiche di questa parte di Snæfellsnes. Superando il torrente, c’è anche la possibilità di salire fino in cima e ammirare la distesa di roccia che accompagna il fiume a fare il salto di circa 40 metri.
Non lontana (e visibile anche dal parcheggio gratuito dove potete lasciare l’auto prima di incamminarvi lungo il sentiero che porta a Svöðufoss) c’è Ingjaldshóll, uno dei luoghi storici più interessanti della zona. Costruita nel 1903 e considerata la più antica chiesa in cemento dell’Islanda e, forse, del mondo, sorge su un luogo di culto antichissimo, anche se la prima chiesetta pare risalga al Tredicesimo secolo.
La sua importanza va però oltre la religione: è qui che la comunità locale dell’antico comune di Neshreppur utan Ennis (dal 1994 fuso con altre tre aree per formare il comune di Snæfellsbær) si riuniva per questioni di interesse comune, comprese le condanne a morte.
La penisola di Öndverðarnesviti
All’estremità occidentale della Penisola di Snæfellsnes si trova Öndverðarnes, un’area che in passato ebbe un ruolo importante nell’industria della pesca e che oggi è conosciuta soprattutto per le sue coste selvagge, le scogliere e i due fari che ne segnalano i punti più esposti.
Il primo è Öndverðarnesviti, che fu costruito nel 1909 e sostituito dall’attuale struttura in cemento nel 1973. Il secondo è Skálasnagaviti, che potete raggiungere alla fine della strada 579, dopo aver attraversato un paesaggio fatto di campi di lava e rocce scure; durante il mio viaggio ho avuto modo di vedere solo quest’ultimo. Costruito nel 1931, si trova sulla punta di Skálasnagi e deve il suo colore acceso a un’esigenza tutt’altro che estetica: la struttura doveva essere facilmente riconoscibile dai naviganti, creando un netto contrasto con i toni scuri delle rocce vulcaniche. Qui c’è anche un tavolo da picnic, se volete fare un pranzo al sacco.
Dal faro potete osservare le scogliere di Svörtuloft, formate da roccia lavica e caratterizzate da pareti che si affacciano direttamente sull’Atlantico. Il nome significa letteralmente “soffitti neri” e richiama proprio l’aspetto scuro delle formazioni rocciose viste dal mare. Le scogliere ospitano numerose colonie di uccelli marini, tra cui urie, fulmari, marangoni dal ciuffo e, se siete fortunati, pulcinelle di mare (anche se io le ho viste solo a Dyrhólaey, lungo il tratto meridionale di Ring Road; ve ne parlerò nel post dedicato).
Nella stessa zona si trova anche Skarðsvík, una delle poche spiagge di sabbia dorata della Penisola di Snæfellsnes, circondata dalle scure rocce laviche.

Tra spiagge e scogliere: da Djúpalónssandur ad Arnarstapi
Nei punti più occidentali della Penisola di Snæfellsnes il paesaggio cambia continuamente, tra spiagge di ciottoli neri, scogliere, archi naturali e spettacolari formazioni di basalto. Se avete poco tempo, come nel mio caso, potete concentrarvi su Djúpalónssandur, Lóndrangar e Arnarstapi, tre tappe molto diverse tra loro, ma che permettono di avere un assaggio della diversità del tratto costiero di questo angolo d’Islanda.
In alternativa, date un’occhiata anche a Dritvík, Malarrif, che ospita il centro visitatori del Parco nazionale di Snæfellsjökull, e Þúfubjarg, un altro punto interessante per osservare la fauna marina.
Djúpalónssandur
Djúpalónssandur, un tempo una delle stazioni di pesca della costa di Snæfellsnes, è una baia di ciottoli neri circondata da formazioni laviche. Il contrasto tra il nero della spiaggia e quello delle rocce, modellate dall’erosione del mare, rende questo uno dei paesaggi più caratteristici della Penisola di Snæfellsnes.
La spiaggia, oltre che per le sue caratteristiche, è nota anche per la presenza di quattro pietre di sollevamento. I pescatori le utilizzavano per mettere alla prova la propria forza: la più pesante, Fullsterkur (“piena forza”), pesa 154 kg, mentre la più leggera, Amlóði (“scheletro”), “solo” 23 kg. Tra le due si trovano Hálfsterkur (“mezza-forza”), da 100 kg, e Hálfdrættingur (“mezzo-nano”), da 54 kg, considerata il peso minimo che un uomo doveva riuscire a sollevare per essere ritenuto adatto alla vita da pescatore.
Lóndrangar
Proseguendo lungo la costa si arriva a Lóndrangar, nota per le due imponenti formazioni di basalto che emergono dall’oceano raggiungendo rispettivamente circa 75 e 61 metri di altezza. Le due guglie scure sono ciò che rimane di un antico condotto vulcanico, progressivamente modellato dall’erosione marina. Sulle scogliere circostanti nidificano diverse specie di uccelli marini, tra cui urie, fulmari, gabbiani tridattili, marangoni dal ciuffo e, con un po’ di fortuna, pulcinelle di mare.
Come molti altri luoghi d’Islanda, anche Lóndrangar è legato alle leggende locali: secondo la tradizione, la vicina collina di Svalþúfa e le due formazioni rocciose appartengono agli elfi che vivono nella zona. Proprio per questo i contadini locali evitavano di tagliare il fieno sulla collina.
Arnarstapi (e Gatklettur)
Arnarstapi è un piccolo villaggio sulla costa meridionale della penisola ed è noto per le alte pareti di basalto e le formazioni rocciose modellate dall’azione del mare. Tra queste c’è Gatklettur, un grande arco di roccia che si protende sull’oceano e che, visto dalla costa, incornicia l’acqua attraverso la sua apertura.
Qui potete vedere anche la grande scultura di Bárður Snæfellsás, realizzata dallo scultore islandese Ragnar Kjartansson. La figura rappresenta il protagonista della Bárðar saga Snæfellsáss, personaggio della tradizione islandese descritto come metà uomo e metà troll e strettamente legato alla Penisola di Snæfellsnes.
Cratere Saxhóll
A ricordare l’origine vulcanica dell’isola, sulla Penisola di Snæfellsnes, c’è anche il cratere Saxhóll: un cono vulcanico, alto circa 40 metri, che si trova a poca distanza dalla strada 574 ed è facilmente riconoscibile in mezzo al campo di lava che lo circonda.
Una volta parcheggiata l’auto, potete raggiungere la cima del cratere seguendo la scalinata in metallo che ne segue il fianco, progettata per ridurre l’impatto dei visitatori sulla formazione. La salita è breve ma, una volta arrivati, potete ammirare da vicino il cratere e godere di una vista a trecentosessanta gradi su tutto il territorio circostante, dai vicini campi di lava fino, nelle giornate limpide, allo Snæfellsjökull, il ghiacciaio che domina questo tratto dell’Islanda.
Una volta in cima, tenete presente che il cratere è completamente esposto: il vento può essere molto forte, quindi anche per una salita così breve è bene avere con sé una giacca antivento e scarpe adatte.

Ytri Tunga: il paradiso delle foche
Ytri Tunga è una delle tappe imperdibili della Penisola di Snæfellsnes e una spiaggia che si differenzia dalle altre non solo per la sua conformazione, ma anche e soprattutto per i suoi abitanti: le foche, che possono essere avvistate durante tutto l’anno, soprattutto quando sono a riposo tra gli scogli.
La colonia è selvatica e quindi questo luogo va visitato con attenzione e rispetto. Una volta raggiunta la spiaggia, quindi, evitate di avvicinarvi troppo agli animali: le indicazioni ufficiali raccomandano di mantenere almeno 50 metri di distanza dalla foca più vicina, che diventano 100 metri in presenza di cuccioli. Non bisogna inoltre mettersi tra una foca e il mare, perché l’animale deve poter raggiungere liberamente l’acqua. Se una foca si mostra agitata, emette versi o si sposta, è un segnale che vi state avvicinando troppo. Per questo motivo, se volete fotografarle (rigorosamente senza flash), un teleobiettivo è decisamente utile.
Il parcheggio è a pagamento.
Landbrotalaug: la sorgente termale
Se durante il viaggio nella Penisola di Snæfellsnes avete voglia di concedervi un bagno caldo lontano dalle strutture termali più conosciute, potete fare una deviazione verso Landbrotalaug, una piccola sorgente geotermale naturale immersa nel paesaggio vulcanico della penisola.
La pozza, in mezzo al paesaggio vulcanico di Snæfellsnes, è davvero minuscola e proprio per questo l’esperienza è molto diversa da quella che si può vivere nelle grandi piscine geotermali islandesi: può ospitare soltanto poche persone alla volta e non ci sono spogliatoi, docce o altri servizi. È quindi una sosta da affrontare con un minimo di organizzazione, arrivando già con il costume (o almeno avendolo a portata di mano) e portando con sé tutto il necessario. L’acqua si aggira intorno ai 40 gradi, ma condizioni, temperatura e accessibilità possono variare.

Altri luoghi da vedere sulla Penisola di Snæfellsnes
Se avete un po’ di tempo in più o volete modificare alcune delle tappe dell’itinerario, potete aggiungere altri luoghi alla visita della Penisola di Snæfellsnes. Io non li ho visitati, ma possono essere valide alternative o integrazioni a seconda del tempo a disposizione.
Per esempio, potete valutare la gola di Rauðfeldsgjá, una stretta spaccatura nella montagna legata alle leggende della Bárðar saga Snæfellsáss; le scogliere di basalto di Gerðuberg; l’antico villaggio di pescatori di Hellnar, oggi conosciuto soprattutto per le sue scogliere e per la grotta marina di Baðstofa; Búðakirkja, la piccola chiesa nera di Búðir; o Vatnshellir, una grotta lavica formatasi circa 8.000 anni fa e visitabile con una guida autorizzata (potete prenotare qui*).
Se avete più di due giorni a disposizione, potete anche partire alla scoperta del protagonista della penisola: Snæfellsjökull. Raggiungere la cima non è però un’escursione da improvvisare: il ghiacciaio e il terreno vulcanico richiedono esperienza e attrezzatura adeguata e le condizioni possono cambiare rapidamente. Per una maggiore sicurezza, potete partecipare alle escursioni guidate*, che permettono di avvicinarsi al ghiacciaio o di effettuare trekking nella zona.
Tra le tante attività, potete infine valutare un’escursione per l’avvistamento delle balene. Le uscite in barca partono soprattutto da Ólafsvík, sulla costa settentrionale di Snæfellsnes, e permettono di esplorare le acque intorno alla penisola alla ricerca di diverse specie di cetacei, come orche, megattere, capodogli, balenottere minori, globicefali e delfini dal rostro bianco. Tenete però a mente che è un’attività da considerare soprattutto se avete almeno due giorni per visitare Snæfellsnes, perché un’escursione in barca richiede alcune ore e va necessariamente programmata in base alle partenze disponibili e alle condizioni meteorologiche. Potete prenotare qui*.

Informazioni utili per visitare la Penisola di Snæfellsnes
Prima di partire alla scoperta della Penisola di Snæfellsnes ci sono alcune informazioni pratiche che è utile conoscere, soprattutto se state organizzando l’itinerario in autonomia. La penisola è facilmente raggiungibile da Reykjavík e può essere visitata durante tutto l’anno, ma condizioni meteorologiche, stato delle strade e ore di luce possono influenzare molto i tempi e il numero di tappe che riuscirete a inserire.
Per maggiori informazioni potete contattare o visitare uno dei due visitor center della penisola: il National Park Center di Hellissandur e il Visitor Center di Malarrif.
Quanto tempo serve per visitare la Penisola di Snæfellsnes?
Per vedere le principali attrazioni della penisola può essere sufficiente un giorno, soprattutto durante i mesi estivi, quando le molte ore di luce permettono di spostarsi con maggiore tranquillità. Io l’ho visitata a fine maggio in giornata.
Se però avete più tempo, vi consiglio di dedicare almeno due giorni alla zona: avrete così modo di inserire anche alcune delle tappe secondarie e di esplorare con maggiore calma la costa.
Qual è il periodo migliore per visitare la Penisola di Snæfellsnes?
La penisola è visitabile tutto l’anno, ma il periodo migliore dipende dal tipo di esperienza che state cercando. L’estate offre molte ore di luce e condizioni generalmente più favorevoli per percorrere sentieri e strade secondarie; in inverno, invece, il paesaggio assume un aspetto completamente diverso, ma bisogna tenere maggiormente conto di neve, ghiaccio, vento e ridotte ore di luce.
In ogni stagione è comunque importante controllare le condizioni meteorologiche e stradali prima di partire.
Come muoversi sulla Penisola di Snæfellsnes?
Il modo più pratico per esplorare Snæfellsnes è avere un’auto a disposizione, soprattutto se volete raggiungere le attrazioni più remote e organizzare l’itinerario in autonomia. Tenete però sempre sotto controllo le condizioni delle strade prima di partire: in Islanda il meteo può cambiare rapidamente e alcune strade possono essere temporaneamente chiuse o diventare difficili da percorrere. Ve ne parlavo anche nel post dedicato interamente al guidare in Islanda.
Se, invece, non avete una vostra auto, potete partecipare ai tour organizzati prenotabili in loco o che trovate sulle principali piattaforme turistiche, come Booking* o GetYourGuide*.
Serve un 4×4 per visitare Snæfellsnes?
Dipende. Le principali attrazioni dell’itinerario sono raggiungibili anche senza 4×4, attraverso le strade ordinarie; la strada 574 che attraversa il Parco nazionale è asfaltata, pr esempio. Alcune deviazioni secondarie, invece, possono essere sterrate o presentare condizioni più impegnative: prima di percorrerle è quindi fondamentale verificare che il veicolo a noleggio sia adatto.
Dove dormire sulla Penisola di Snæfellsnes?
Per visitare la penisola potete scegliere di pernottare direttamente sulla penisola in una delle località lungo il percorso (come Ólafsvík, Grundarfjörður, Hellissandur, Arnarstapi, Hellnar e Stykkishólmur) oppure potete soggiornare nelle vicinanze.
Io ho scelto di dormire a Borgarnes la sera prima e ad Akranes al termine del giro, entrambe comode soluzioni per spezzare il viaggio (arrivavo dalla costa meridionale ed ero diretta verso la capitale). Nel primo caso ho dormito alla Setrið Guesthouse*, una casa nella quale sono state ricavate diverse stanze da due o quattro persone, con bagni e cucina in comune. Nel secondo, alla Móar Guesthouse*, che mette a disposizione degli ospiti piccole casette dotate di tutto il necessario, bagno privato compreso.

Se avete dubbi, domande o suggerimenti sulla Penisola di Snæfellsnes, lasciate un commento!
*All’interno di questo post potrebbero essere presenti dei link di affiliazione, contrassegnati da un asterisco. Questo significa che se decidete di effettuare una prenotazione o di fare un acquisto e utilizzerete questi link, i siti mi riconosceranno una percentuale (per esempio, in qualità di Affiliata Amazon, io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei). Per voi non ci sono costi aggiuntivi, ma così facendo supporterete questo blog e il lavoro che si nasconde dietro ogni articolo pubblicato. Grazie!














