Brooklyn Museum: alla scoperta del secondo museo più grande di New York

Il Brooklyn Museum: la storia e le collezioni del secondo museo più grande di New York e tutte le informazioni utili per visitarlo, dai biglietti agli orari di apertura.
Il Brooklyn Museum è il secondo museo più grande di New York dopo il Metropolitan Museum of Art e racchiude in sé secoli di storia e di arte, dall’Antico Egitto ai giorni nostri. In questo post vi racconto la sua nascita ed evoluzione e condivido con voi le sue collezioni e tutte le informazioni utili per la visita.
La storia del Brooklyn Museum
La storia del Brooklyn Museum ha inizio nel 1823 con la fondazione della Brooklyn Apprentices’ Library, una biblioteca prima ospitata in Cranberry Street e poi trasferita a Washington Street.
Nel 1843, la collezione si fuse con il Brooklyn Lyceum — un’organizzazione no-profit per la promozione e la diffusione della cultura e delle arti — dando vita al Brooklyn Institute of Arts and Sciences, che all’epoca comprendeva non solo il primo nucleo museale, ma anche la Brooklyn Academy of Music, il Brooklyn Botanic Garden e il Brooklyn Children’s Musuem, diventate tutte indipendenti negli anni Settanta del Novecento.

Visto il continuo ampliarsi della collezione, nel 1889 venne lanciata una raccolta fondi per la creazione di un museo a sé stante e, parallelamente, iniziarono le ricerche per scegliere una nuova sede da dedicare alla nascente istituzione. L’attenzione ricadde su un terreno non lontano da Prospect Park, dove il museo sorge tutt’ora.
Il progetto e i lavori, affidati allo studio di architettura McKim, Mead & White, incontrarono alcune difficoltà sia economiche che strutturali, ma nel 1895 il museo iniziò a prendere vita. Fu terminato nel marzo 1897 e qualche mese dopo, il 1 giugno, il Brooklyn Museum aprì per la prima volta le sue porte al pubblico con una mostra dedicata a circa 600 dipinti. Per l’inaugurazione ufficiale, invece, si dovette aspettare il 2 ottobre 1897.

Da allora il museo ha subìto numerose modifiche e ampliamenti e non ha mai smesso di espandersi, almeno fino al al 1914, quando i lavori furono interrotti a causa della mancanza di risorse economiche. La collezione, però, continuava a crescere e, in assenza di spazi espositivi, parte delle opere fu venduta o temporaneamente posta nei magazzini, in attesa di poter essere mostrata al pubblico.
A cambiare le sorti del museo, nel 1920, fu il completamento della fermata Institute Park della metropolitana, che collegava l’area con Manhattan. In questo modo l’istituzione si ritrovò meno isolata e riuscì a richiedere nuovi fondi; inizialmente vennero rifiutati, ma quando John Francis Hylan, allora sindaco di New York, visitò il museo, cambiò idea e acconsentì, permettendo la ripresa dei lavori.

Grazie alle nuove risorse, una nuova galleria dei dipinti aprì nel novembre del 1925 e a lei, tra il 1927 e gli anni Cinquanta, si affiancarono tante altre aree espositive che però riuscirono a ospitare solo il 5% della collezione dell’istituzione. Proprio per questo motivo, i lavori di ampliamento e di rinnovamento delle sale già esistenti continuarono anche per tutta la seconda metà del Novecento, fino ad arrivare a un’ennesima proposta, presentata nel 1986, che comprendeva non solo nuove aree, ma anche un auditorium e un nuovissimo ingresso.
I lavori, finanziati anche da filantropi e privati, iniziarono nel 1990 e terminarono nell’aprile del 2004, per poi essere ripresi tra il 2011 e il 2013 per la creazione dello shop e del ristorante e, tra il 2019 e il 2022, per il rinnovo delle aree dedicate all’arte cinese e asiatica.

Visitare il Brooklyn Museum
Il Brooklyn Museum, progettato in stile Neoclassico ma ricco di elementi moderni e Beaux-Arts, è oggi un edificio di oltre 52.000 metri quadri che ospita più di 500.000 oggetti che raccontano l’eredità artistica e culturale delle diverse popolazioni del globo.
A questi oggetti, suddivisi in nove collezioni principali, si affiancano un archivio-biblioteca con oltre 300.000 volumi, numerose esposizioni temporanee, altrettante Period Rooms con ricostruzioni di stanze e abitazioni d’epoca e una sezione dedicata al design dal 1880 a oggi. Una vera e propria chicca da non perdere, come vi raccontavo nel post dedicato a cosa vedere a Brooklyn.

Le collezioni del Brooklyn Museum
La collezione di arte Egiziana, Classica e dell’Antico Vicino Oriente (Egyptian, Classical and Ancient Near Eastern Art) racconta oltre 3.000 anni di storia ed è composta da oggetti provenienti da collezioni private e dagli scavi condotti dallo stesso museo.
Quella dedicata all’Arte Americana (American Art), invece, comprende oltre 2.000 dipinti, disegni a pastello, sculture e stampe che percorrono la storia degli Stati Uniti dal periodo coloniale alla metà del Novecento e, più precisamente, dal 1720 al 1945. A raccontare l’arte americana è anche la Community Gallery, nata nel 1967 e dedicata agli artisti di Brooklyn, in particolare afro-americani.
La collezione di Arte Asiatica (Asian Art), in particolare cinese, coreana e giapponese (anche se comprende opere provenienti anche da Bhutan, India, Nepal, Pakistan e Sud Est Asiatico), è stata recentemente riaperta al pubblico e ripercorre oltre 5.000 anni di storia. Protagonista è la Japanese Gallery, che con i suoi 7.000 pezzi è la più ricca del museo tra quelle dedicate all’Oriente.
Quella dedicata all’Arte Africana (Arts of Africa), nata per ospitare oggetti provenienti dal Congo, è una delle più ricche degli Stati Uniti e oggi vanta opere d’arte provenienti anche da altri Paesi del continente coprendo oltre 2.500 anni di storia e più di 100 culture diverse attraverso sculture, gioielli, maschere e artefatti religiosi. A lei è inoltre legato uno dei momenti chiave della storia del museo: nel 1923, infatti, il Brooklyn Museum fu una delle prime istituzioni a stelle e strisce a presentare al pubblico una mostra interamente dedicata all’arte africana.

La collezione di Arte delle Isole del Pacifico (Arts of the Pacific Islands) nacque nel 1900 con l’acquisizione di alcune opere provenienti dalla Nuova Guinea e dall’attuale Indonesia. Oggi conta oltre 5.000 elementi, alcuni provenienti anche dalle Hawaii, da Vanuatu e dalla Nuova Zelanda.
C’è poi la collezione dedicata alle Arti del mondo Islamico (Arts of the Islamic world), che comprende testi e oggetti realizzati da artisti di fede islamica o che raffigurano e raccontano episodi e figure chiave dell’Islam.
A queste si affianca la Jarvis Collection of Native American Plains Art, dedicata invece agli artefatti dei Nativi Americani e intitolata al suo donatore: il Dottor Nathan Sturges Jarvis, chirurgo di stanza a Fort Snelling, in Minnesota, tra il 1833 e il 1836.
Non manca nemmeno l’Arte Europea (European Art), raccontata attraverso dipinti e opere che spaziano dal periodo Gotico al Diciannovesimo secolo, dove sono esposte tele di pittori europei (italiani compresi) come Giovanni Bellini, Edgar Degas, Claude Monet, Camille Pissarro e Paul Cézanne.
Ultimo, ma non meno importante, l’Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art, aperto nel 2007 per preservare e diffondere la storia del movimento femminista, oltre che per esporre le opere delle tante artiste donne che spesso faticano a emergere in un mondo prevalentemente maschile. Cuore della collezione è The Dinner Party (1974-1979), un’installazione di Judy Chicago considerata la prima “epica” opera d’arte femminista e che è composta da un grande tavolo triangolare con 39 posti a sedere dedicati ad alcune delle donne più importanti dell’arte e della cultura, da Virginia Woolf a Sacajawea, passando per Elisabetta I e Artemisia Gentileschi.
Informazioni utili per la visita
Il Brooklyn Museum è aperto dal mercoledì alla domenica dalle 11.00 alle 18.00, tranne il primo sabato del mese (da febbraio ad agosto e a ottobre), quando apre solo dalle 17.00 alle 23.00. Chiuso il Giorno del Ringraziamento, a Natale e il 1 gennaio. Le gallerie chiudono 15 minuti prima dell’orario di chiusura segnalato.

Biglietti per il Brooklyn Museum
Il biglietto costa 16$ a tariffa intera e 10$ a tariffa ridotta per over 65, visitatori con disabilità e studenti con documento. Se volete visitare anche le mostre temporanee, il ticket sale rispettivamente a 25$ e 17$. L’ingresso è gratuito per i ragazzi sotto i 19 anni (che però, per le mostre temporanee, pagano 17$ fino a 13 anni e 10$ dai 4 ai 12) e per i membri del museo. Tutte le informazioni aggiornate sono disponibili sul sito ufficiale.
A esclusione delle mostre temporanee, che hanno un prezzo fisso, i prezzi sono in realtà solo indicativi: attualmente, infatti, è possibile accedere al museo con formula “Pay-what-you-wish“, quindi con una donazione a discrezione del visitatore. Ve ne parlavo anche nel post dedicato ai musei di New York.
Come raggiungere il museo
Il museo può essere raggiunto in metropolitana: linee 2 e 3 con fermata Eastern Parkway/Brooklyn Museum, linea S con fermata a Botanic Garden o linea 4 con fermata a Grand Army Plaza.
In alternativa, ma solo se vi trovate già a Brooklyn, è possibile arrivare in autobus, le fermate più vicine sono Grand Army Plaza (line B41 e B69) e St. Johns Place and Washington Avenue (linea B45).
Per tutte le informazioni su come muoversi a New York, vi suggerisco di leggere il post dedicato.

Dove dormire a New York
Durante il mio secondo viaggio a New York ho soggiornato al The Herald*, a due passi da Herald Square e dall’Empire State Building. L’albergo offre solo servizio pernottamento, senza colazione o altri pasti.
La camera non era molto grande, ma rispettava per dimensioni e qualità gli standard newyorkesi. Punto di forza dell’albergo è sicuramente la sua posizione, estremamente strategica per scoprire l’intera città, perché l’area di Herald Square non è solo centrale, ma è anche servita da molte linee della metropolitana.

Se avete domande, dubbi o suggerimenti sul Brooklyn Museum, lasciate un commento!
Per vedere le foto scattate a New York (con un iPhone 11 Pro* e una Canon 80D*) sfogliare il mio album su Flickr.
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