Ellis Island: visitare la porta degli Stati Uniti

Ellis Island: come visitare il Museo dell’Immigrazione. Tutte le informazioni utili e il link per consultare online i registri. 

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Da Liberty Island sono salita su un altro traghetto per raggiungere Ellis Island, seconda e ultima tappa del viaggio al di fuori dei confini di Manhattan.

La traversata è durata forse una decina di minuti, tanto che non ho nemmeno provato a cercare un posto a sedere.


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Ellis Island

Si può solo tentare di immaginare ciò che devono aver provato i milioni di immigrati provenienti da tutta Europa che alla fine dell’Ottocento hanno messo piede sull’isola per la prima volta.

Ellis Island

Visitarla da turisti è strano. Scattare fotografie, camminare liberamente da una sala all’altra risulta spontaneo, certo, ma se ci si ferma anche solo un secondo a pensare al passato si ha come la sensazione di entrare in una cristalleria dove tutto è in bilico, dove bisogna fare attenzione. Forse è per questo che ci ho messo tanto a parlarne qui.

Ellis Island

La storia di Ellis Island

Dal 1892 al 1954 questo luogo ha visto arrivare una media di oltre cinquemila persone ogni giorno. E altrettante speranze. Un numero che fa girare la testa.

I migranti, per la maggior parte europei, che avevano viaggiato in terza classe, venivano controllati e sottoposti a visite mediche. Se qualcuno risultava non idoneo veniva rimandato nel vecchio continente.

Ellis Island

Tutti gli altri raggiungevano invece la Sala dei Registri (Registry Room), dove alcuni ispettori annotavano i dati anagrafici, compresa la disponibilità economica, la professione ed eventuali precedenti penali.

Ad alcuni gli addetti cambiavano o storpiavano il nome, così da renderlo più simile ad un termine in lingua inglese. È il caso dei tanti Braun tedeschi, svizzeri o austriaci, che sono diventati improvvisamente Brown.

Ellis Island

Dal 1917 le norme di accesso cambiarono e si introdussero altri test, come quello dell’alfabetismo, e le “quote di ingresso”, che ridussero notevolmente il numero degli immigrati.

Dalla prima metà del Novecento alla sua chiusura (1954), l’isola divenne anche un centro di detenzione. Oggi ospita il Museo dell’Immigrazione (Museum of Immigration), aperto nel 1990.

Ellis Island

Il Museo dell’Immigrazione di Ellis Island

Il Museo dell’Immigrazione di Ellis Island è uno dei più belli che abbia mai visto: interattivo e ben organizzato.

Non raccoglie solo le testimonianze di chi è approdato sull’isola, ma anche tutto ciò che ha a che fare con il tema delicato della migrazione, a New York nel particolare e negli Stati Uniti in generale.

Alla fine, come emerge più volte nel corso della visita, gli Stati Uniti sono quello che sono soprattutto grazie all’unione di culture diverse.


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Ellis Island

La Registry Room, vuota ed iponente, si trova al piano superiore, ma la visita inizia dal piano terra, da quella che una volta era la sala bagagli. Qui gli immigrati si separavano dai loro beni, oggi invece è il fulcro del museo.

Lungo il percorso non mancano le testimonianze dell’ostilità nei confronti di chi veniva da lontano, di chi era diverso e trovarsi di fronte a certi manifesti fa quasi venire i brividi.


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Ellis Island

Ci sono però due luoghi che più di tutti rubano la parola. Il primo è la Stairs of Separation (Scalinata della Separazione), dove si separavano i nuclei familiari. Il secondo è il Kissing Post, dove invece i migranti abbracciavano amici e parenti che avevano già superato i controlli e che vivano negli Stati Uniti.

Provate solo ad immaginare le sensazioni vissute qui.

Ellis Island

Alla fine della visita è possibile cercare sui registri elettronici i migranti con il nostro stesso cognome che sono passati per Ellis Island. Io ho cercato sia i parenti con il cognome dei nonni paterni, sia quelli con il cognome dei nonni materni e sono tantissimi. Con il mio stesso cognome ce n’è però solo uno.

Si chiamava Luigi, aveva 26 anni ed era a bordo di una nave chiamata Hamburg, salpata dal porto di Genova e arrivata ad Ellis Island il 23 Maggio 1911.

Era originario di Pasiano di Pordenone (che all’epoca era in provincia di Udine), un comune a circa quindici chilometri da dove sono nata io. Magari non siamo davvero parenti, ma tutto questo mi fa comunque tremare le mani.

Sullo stesso transatlantico c’era anche un uomo con lo stesso cognome di mia nonna materna, anche lui originario delle mie parti. Quando si dice il caso.

Ellis Island

Ho provato a cercare anche i cognomi di molti miei amici o conoscenti, per ognuno di loro, a parte in uno o due casi, c’è almeno un risultato. Probabilmente il 98% di noi ha un lontano parente passato di lì. Se volete potete fare questa ricerca anche da casa, ecco qui il sito.

Ellis Island è così. Ti toglie il fiato, ti annoda la gola e ti impedisce di dire tutto ciò che vorresti dire. È l’isola della speranza, l’isola delle lacrime. Island of hope, island of tears.


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Ellis Island

«I passeggeri di prima e seconda classe, quelli con la cabina, non dovevano passare attraverso l’ordalia. Erano già stati sottoposti a una breve e cortese ispezione a bordo prima che la nave entrasse in porto ed erano liberi di sbarcare a proprio piacimento. […].
La principale struttura di Ellis Island era un largo e bell’edificio in mattoni rossi, con quattro torri massicce ai suoi angoli, che proteggevano la linea del tetto dell’enorme salone centrale. La fila di persone si muoveva lentamente ma costantemente verso l’entrata. Quando arrivarono a pochi passi, un uomo stava urlando e i facchini portavano via le valigie […].

Entrarono nella sala di registrazione attraverso una grande porta doppia. A Salvatore sembrava una chiesa; in effetti, il grande spazio, con il pavimento coperto da piastrelle rosse, i corridoi laterali, le pareti torreggianti e l’alto soffitto a botte, copiava esattamente le basiliche romane che si trovavano in ogni parte d’Italia. A venti piedi sopra le loro teste c’era una balconata in ferro che correva lungo il perimetro, da dove i funzionari li osservavano anche dall’alto. All’estremità opposta si trovava una fila di quattordici scrivanie, di fronte alle quali c’erano lunghe code di persone che si snodavano avanti e indietro fra le transenne divisorie».

New York*, Edward Rutherfurd. Traduzione di Stefano Viviani.

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Ellis Island

Dove dormire a New York


Dove dormire a New YorkDurante il mio viaggio a New York ho soggiornato all’Hotel Mela*, a due passi da Times Square.

Le camere sono pulite e comode, leggermente più spaziose rispetto ad altre di Manhattan. In più l’albergo si trova in una posizione strategica per scoprire l’intera città perché Times Square non è solo centrale, ma è anche servita da molte linee della metropolitana.


Siete mai stati a Ellis Island? Vi piacerebbe? Se provate a fare la ricerca fatemelo sapere nei commenti 🙂

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Informazioni utili per visitare Ellis Island

La Statua della Libertà è raggiungibile in traghetto da Battery Park, Lower Manhattan. La traversata dura circa 15 minuti e la partenza è prevista tutti i giorni dalle 8.30 alle 15.30, ogni venti minuti.

Io vi consiglio di imbarcarvi sul primo traghetto, perché sicuramente meno affollato (soprattutto in alta stagione). In alternativa è possibile partire anche dal New Jersey, da Liberty State Park.

Battery Park è facilmente raggiungibile in metropolitana: linea verde (4, 5, 6) fermata express a Bowling Green, linea rossa (1) fermata local a South Ferry, capolinea.


 Leggi anche: Come muoversi a New York: metropolitana, autobus e taxi


I biglietti per la Statua della Libertà ed Ellis Island

Il biglietto base comprende il traghetto, la visita alla Statua (non la salita fino alla corona) e la visita a Ellis Island. Il costo è di $18,50 per gli adulti, $14 over 62, $9 per bambini e ragazzi dai 4 ai 12 anni, gratis sotto i 3 anni. Per chi volesse salire fino alla corona il costo è rispettivamente di $21,50, $17 e $12.


Clicca qui per acquistare i biglietti (anche i salta coda!)*


Le immagini sono state scattate con una Canon 1100D*. Per vedere le altre potete sfogliare il mio album su Flickr.

Se state organizzando il percorso per la vostra prima volta a New York vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina con tutti gli articoli su New York.


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20 Comments

  1. 1
    • 2

      Ciao Martina 🙂
      Grazie mille! Quanto bello è scoprire certe cose? Io ho provato con un sacco di cognomi, a Ellis Island avevo già trovato qualcosa, ma ho approfondito la ricerca da casa 🙂

  2. 3

    Che storia! Adesso mi hai messo curiosità.. ho trovato un sacco di risultati con il mio stesso cognome e mi sta venendo voglia di vedere molto di piu’ di questo posto! Bravissima nello scrivere 🙂

  3. 5

    Ciao Martina! articolo stupendo e super interessante come sempre! brava, complimenti! ☺ anche io ho appena provato a fare la ricerca e ho trovato una persona che arrivò a New York nel 1906 su una nave chiamata Barbarossa, proveniente da un paese (Coltarunetta) che probabilmente oggi non esiste più o è molto piccolo, forse in Sicilia, chissà. Ebbene, ha lo stesso nome e cognome di mio nonno! Devo ancora avvisare i miei nonni ma so già che partiranno subito le ricerche!

    • 6

      Ciao Sabina 🙂 ❤
      Grazie mille, sono felice che questo post ti sia piaciuto 🙂
      A volte chi compilava i registri sbagliava a scrivere per colpa della lingua, quindi potrebbe anche essere un errore. Che combinazione però! 😀
      Magari scopri che siete davvero parenti, chi lo sa 😉 un bacione 🙂

  4. 7
  5. 9
  6. 11

    Qualche anno fa, dopo essere stata a New York la prima volta, mi sono registrata al sito e ho trovato ben due persone che potevano essere “imparentate” in qualche modo: una con il mio cognome e una con il cognome di mia nonna. Così è partito il tormentone – tra interrogatori ai nonni, ricerche su internet, telefonate a vecchie prozie – e ho poi scoperto che un cugino di mio nonno e un parente della mia nonna partirono effettivamente dall’Italia alla volta di NY. Sono anche riuscita a rintracciare dei probabili discendenti in Florida e in Texas, con i quali abbiamo provato a ricostruire il passato. La certezza non ci sarà mai, ma comunque è sempre una bella emozione.
    Grazie per avermelo ricordato!
    Un bacio, Silvia.

    • 12

      Ciao Silvia 🙂
      Quanto bello è esplorare il passato della propria famiglia? A volte scopri cose che non immaginavi, è emozionante 🙂
      Mi fa piacere che questo post abbia portato a galla ricordi positivi 🙂
      Un bacio ❤

  7. 13

    Stupenda Ellis Island! Passeggiare con l’audio guida all’interno del museo fa venire i brividi.. Ed è stato bello anche passeggiare all’esterno, leggendo i nomi di tutti coloro che arrivarono in America e cercando il proprio cognome perché chissà, magari qualche antenato è sbarcato lì alla ricerca di una salvezza e di un futuro migliore!
    🙂
    Veramente bello questo articolo! <3

  8. 15

    Ottimo articolo, ormai sono sempre più impaziente di volare a New York!
    Il museo di Ellis Island è uno dei miei must, l’argomento mi interessa moltissimo – alla triennale la mia tesi si intitolava “l’Italo-americano degli emigrati lucchesi negli Stati Uniti”. Ho fatto un’analisi linguistica di alcune lettere inviate dagli emigrati italiani ai parenti rimasti in Italia, trovate nell’archivio dell’Associazione lucchesi nel mondo a Lucca appunto. E’ stato stranissimo entrare nelle vite di queste persone, che parlano di lavoro, malattie, gioie e dolori dell’essere emigrati, senza sapere chi fossero davvero, sono state forti emozioni. Lo sarà anche visitare il museo quindi, non vedo l’ora! 🙂

    • 16

      Ciao Diletta 😀
      Grazie! E io non vedo l’ora che tu vada, sia per vederla di nuovo attraverso i tuoi occhi, sia per sapere che ne pensi 🙂
      Un bellissimo argomento per una tesi! Il museo non potrà non piacerti, goditi la visita! 😀
      Un bacione ❤

  9. 17

    Bellissimo articolo! Qualche anno fa una mia amica ci siamo iscritte al sito di Ellis Island per fare una ricerca nel database: lei aveva dei parenti immigrati in America di cui ha trovato traccia, io invece non ho trovato nessuno col mio stesso cognome. La storia di questo luogo fa tremare i polsi e mi piacerebbe molto visitarlo 🙂

    • 18

      Ciao Chiara, anche io mi sono iscritta, così sono riuscita ad ottenere più informazioni 🙂
      Sei una delle poche persone che conosco non ha trovato risultati, ma, come dici tu, la storia di Ellis Island è ugualmente emozionante 🙂
      Sono felice che l’articolo ti sia piaciuto, un bacione ❤

  10. 19

    Ellis Island é il mio grande rimpianto del viaggio a New York, l’isola non era accessibile per via dei danni causati dall’ uragano Sandy l’anno precedente. É stato molto bello provare s immaginare di visitarlo attraverso questo post. I cognomi comunque li ho cercati dal sito, ho cercato il mio, quello dei miei nonni sia materni che paterni che quelli di Salvatore, ce ne sono tantissimi Che sono partiti e che mia nonna paterna conosceva. Quando ha scoperto questa cosa é impazzita di gioia, mi ha fatto cercare mezzo paese!

    • 20

      Ciao Valentina! Un vero peccato, ti auguro di tornarci presto e di riuscire a visitarla!
      Dev’essere stata un’emozione unica per tua nonna. Io ho trovato molti con i cognomi della mia famiglia e, anche se non so se siamo davvero parenti, mi tremavano le mani, lei invece era certa di conoscerli! Incredibile 🙂
      Ti mando un abbraccio forte, a presto ❤

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