In giro per l’Europa con Bill Bryson: Una città o l’altra

Viaggiare per il nostro continente e scoprirlo attraverso gli occhi di un americano. Un viaggio in europa insieme a Bill Bryson per scoprire tutto da un altro punto di vista.

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Per noi che viviamo in Europa è normale pensare che a pochi chilometri di distanza ci siano persone con lingue e cucine diverse, città con stile architettonici e, a volte, monete differenti. Insomma, siamo parte di un puzzle fatto di mille colori, suoni e profumi e ci siamo abituati.

English style.

Dall’altra parte dell’Atlantico ci sono, invece, gli Stati Uniti. Un intero paese che in quanto a metri quadrati non è troppo distante dal nostro intero continente e che ha orari diversi da una costa all’altra.

«Una delle piccole meraviglie del mio viaggio in Europa fu scoprire che il mondo poteva essere tanto vario da originare modi diversi di fare in pratica le stesse identiche cose, tipo mangiare e bere e acquistare biglietti per il cinema. Mi affascinava come gli europei potessero essere tanto uguali tra loro – a tal punto da risultare al contempo universalmente intellettuali e cerebrali, guidare auto minuscole e vivere in piccole case di città antiche, amare il calcio, essere relativamente così poco materialisti e rispettosi delle leggi, avere alberghi con camere gelide e locali dove bere e mangiare in un’atmosfera intima e invitante – pur rimanendo così eternamente e sorprendentemente diversi. Amavo l’idea che in Europa non ci fosse nulla di definitivo».

Lubiana

Per noi è normale prendere un volo e ritrovarci in una nazione diversa dopo pochissime ore (o in meno di una). Per un americano, invece, non è scontato e forse è questo che rende il viaggiare in Europa così affascinante per un paio di occhi a stelle e strisce.

«Volevo sentirmi confuso e affascinato, sperimentare l’infinita incantevole diversità di un continente dove può capitare di salire su un treno e di ritrovarsi un’ora dopo in un luogo i cui abitanti parlano una lingua diversa, mangiano cibi diversi, hanno orari di lavoro diversi, vivono vite che sono al contempo tanto differenti e stranamente familiari».

Praça dos Restauradores.

Io l’ho capito leggendo il libro Una città o l’altra di Bill Bryson, nel quale l’autore americano racconta il suo viaggio nel nostro continente, dalla Norvegia all’Italia.

Attraversa Paesi e città, scopre modi di fare e di essere differenti e li racconta con la sua celebre ironia. Tutto questo senza preoccuparsi minimamente della lingua, perché tanto, probabilmente, basterà un po’ di inglese.

«Quando annunciai ai miei amici londinesi che stavo per fare un viaggio in Europa per scriverci un libro, mi dissero: “Oh, devi conoscere molte lingue”. “Macché” rispondevo io con un certo orgoglio, “solo l’inglese” e quelli mi guardavano come se fossi matto. Mentre il fascino di un viaggio all’estero sta proprio qui, per come la vedo io.
Non voglio sapere cosa dice l’altra gente. Non riesco a pensare a nient’altro in grado di dare un piacere più grande di quel senso di infantile stupore che si prova in un paese dove ci si sente ignoranti quasi su tutto. All’improvviso si torna bambini. Si è incapaci di leggere qualsiasi scritta, si possiede solo una nozione rudimentale del funzionamento delle cose, non si è nemmeno certi di poter attraversare una strada senza mettere in pericolo la propria vita».

Piazza San Carlo.

E viaggiando su e giù tra una città e l’altra, scopre modi di fare che sembrano identificare un intero popolo. Stereotipi che nascono da azioni e comportamenti che, agli occhi degli americani, possono risultare quasi grotteschi o incomprensibili.

«I francesi, per esempio: non c’è verso di farli mettere in coda. Ci provano, ma sembra più forte di loro. Ovunque a Parigi, si vedono file ordinate di gente che aspetta l’autobus, ma non appena questo accosta, la fila si disintegra all’istante, trasformandosi in una specie d’esercitazione antincendio di un manicomio, con tutti che si arrampicano mani e piedi per salire a bordo per primi, affatto noncuranti d’infrangere il sacrosanto principio di una coda».

La ville lumière.

L’autore nota dettagli che spesso a noi sfuggono, come gli inglesi che mangiano gli hamburger con coltello e forchetta e usano quest’ultima al contrario, e altri che invece sono sotto gli occhi di tutti, regalando immagini poco lusinghiere, ma per molti aspetti incredibilmente veritiere.

«Gli italiani non hanno idea di cosa sia l’ordine. Vivono le loro vite in una specie di pandemonio, che personalmente trovo molto affascinante. Non fanno la fila, non pagano le tasse, non arrivano in orario agli appuntamenti, non svolgono alcun incarico faticoso se non sono allettati a farlo, non credono alle regole. Sui treni italiani ogni finestrino reca una targhetta su cui è scritto in tre lingue di non sporgersi. Le scritte in francese e in tedesco ingiungono perentoriamente di non farlo, ma quella in italiano si limita a suggerire che sporgersi potrebbe non essere una buona idea. Difficilmente potrebbe essere altrimenti».

Music in red.

Dopo settimane in viaggio riesce a riassumere ogni popolo incontrato in poche righe, forse esagerando o forse no, ma riuscendo comunque a rubare una risata. Ha vissuto l’Europa da turista, ma con lo spirito d’osservazione di un giornalista americano che non ho potuto non amare.

«I tedeschi non capiscono l’umorismo; gli svizzeri non hanno idea di cosa significhi il divertimento, gli spagnoli trovano che non ci sia nulla di ridicolo nel cenare a mezzanotte e gli italiani non avrebbero mai dovuto beneficiare dell’invenzione delle automobili».

Vintage car. 1st.

Sei d’accordo con Bill Bryson? Avevate mai pensato al fascino del viaggiare in Europa? Avete mai letto questo libro? Lasciate un commento 🙂

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Informazioni

Il libro Una città o l’altra è edito da TEA Libri ed è stato tradotto in italiano da Silvia Cosimini, che ho avuto il piacere di intervistare, Sonia Pendola e Giorgio Rinaldi. È possibile acquistarlo in tutte le librerie e online (ISBN 978 88 5020 997 2).

Bill Bryson è un autore americano nato a Des Moines, Iowa, nel 1951. Ha vissuto per anni in Inghilterra, dove ha continuato l’attività giornalistica. Ora è tornato negli Stati Uniti e risiede a Hanover, nel New Hampshire.

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14 Comments

  1. 1
  2. 3

    Che nostalgia. Voglio prendere il primo aereo e partire, e sentirmi bambina un’altra volta. Non ho mai letto qualcuno descrivere così bene il motivo per cui si sente il bisogno di viaggiare, quindi sì, sono assolutamente d’accordo.

  3. 5

    Aaaahhh io adoro Bryson! Ho letto i suoi libri sull’Australia e sull’America. Il primo ovviamente mi ha fatto impazzire, l’ho riletto proprio quando ero in Australia, e mi sembrava che lui fosse lì con me a vivere le mie stesse avventure! Ho “Una città o l’altra” nel reader, credo che dovrò leggerlo presto. La sua ironia e il suo modo di “fotografare” ciò che vede è unico, sono d’accordo sul fatto che qualsiasi travel blogger o writer (ma anche chiunque ami viaggiare) dovrebbe leggere un suo libro prima o poi!

    Un abbraccio Marti 🙂

    • 6

      Ciao Agnese ❤
      Quelli sull’America e l’Australia mi mancano, ma sono in lista! 😉
      Io l’ho scoperto per caso come autore, ma mi piace moltissimo 🙂
      Un abbraccio ❤ 🙂

  4. 7

    Mi ha colpito molto questo libro e credo che lo prenderò per leggerlo. Bella l’idea di prendere un treno ed in pochi minuti ritrovarsi in un luogo nuovo dove si comunica con un’altra lingua e dove lo stile di vita è simile al nostro seppur con delle varianti, curiose da cercare e valutare 🙂

  5. 9
  6. 11
  7. 13

    Sono convinta che ogni travel blogger dovrebbe leggere almeno una volta nella vita Bryson, è geniale e la sua scrittura decisamente particolare.
    Questo libro dovrebbe essere inserito nella biblioteca base della scrittura di viaggio. (esilarante la parte in cui parla dei guidatori romani hhihih non trovi?)

    • 14

      Ciao Agnese 🙂
      Hai ragione! Io lo adoro e lo consiglierei a tutti, amanti dei viaggi in primis 🙂
      Ho adorato ogni riga sull’Italia, vederla con gli occhi di un americano mi ha divertita 😉

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