Sestiere San Marco di Venezia: leggende, storie e racconti

Le leggende del sestiere San Marco di Venezia: storie e racconti per immergersi nel cuore della città. Fantasmi, magia e un pizzico di realtà.
Il sestiere di San Marco è il cuore di Venezia. La sua piazza e la Basilica di San Marco sono ormai i simboli della città conosciuti in tutto il mondo e tappe obbligatorie di un viaggio alla scoperta del capoluogo lagunare.
Curiosità e leggende del sestiere San Marco
Come gli altri sestieri, anche questo non è fatto di sole calli, monumenti e palazzi eleganti, ma anche di racconti tramandati di bocca in bocca e che, con il passare del tempo, si sono arricchiti di particolari.
Vi porto alla scoperta delle leggende del sestiere San Marco: storie a metà tra la realtà e la finzione, fantasmi, magia e un po’ di mistero.

Il fantasma di Palazzo Grassi
C’è una storia di fantasmi che è legata a uno dei palazzi di sestiere San Marco affacciati sul Canal Grande: si tratta di Palazzo Grassi a San Samuele, oggi museo d’arte e location per numerosi eventi e mostre temporanee.
Si racconta che un giorno tra le sue sale si sia consumato uno stupro e che la giovane donna, spaventata e sconvolta, per scappare dai suoi aguzzini, si lanciò da uno dei balconi della corte interna e morì sul colpo.
Sembra che il suo spirito non se ne sia mai andato e che oggi sussurri spesso nelle orecchie delle persone pronunciando il loro stesso nome.
Una delle storie più incredibili legate a questo fantasma, però, risale agli anni Ottanta. Secondo quanto si racconta, durante un normale controllo, uno dei guardiani notturni di Palazzo Grassi sentì che una voce femminile lo stava chiamando.
L’uomo, che camminava al buio perché conosceva le sale come il palmo della sua mano, si immobilizzò spaventato e accese la torcia. A due passi da lui c’era un pericolosissimo buco sul pavimento che gli operai addetti ai lavori di restauro avevano fatto durante il pomeriggio.
Il fantasma di Palazzo Grassi gli salvò la vita.

L’uomo con la pipa e il diavolo
Un tempo viveva a Venezia un uomo di umili origini di nome Biagio. Non aveva un lavoro stabile, ma si guadagnava da vivere aiutando chiunque avesse bisogno di due mani in più e, nell’area di Rialto, dove era solito sostare, i suoi servigi erano richiesti spesso.
Tra un ingaggio e l’altro aspettava fumando la pipa appoggiato alle colonne di Palazzo Loredan, un elegante edificio affacciato sul Canal Grande oggi sede del Comune di Venezia.

Una sera, poco dopo il tramonto, si trovava proprio in quel punto quando sotto una gondola che passava di lì l’acqua cominciò a diventare rossa. All’improvviso, dal fondo del Canale, comparvero due braccia nere, quelle del diavolo, che afferrarono l’imbarcazione e tentarono di affondarla.
Tutti scapparono, compreso il gondoliere che si tuffò per raggiungere la sponda a nuoto abbandonando, però, i suoi passeggeri: due bambine appartenenti alla famiglia Gradenigo immobilizzate dalla paura.

Biagio, resosi conto di loro, gettò la pipa e offrì la sua anima al demonio affinché risparmiasse le due piccole. Il diavolo, però, rise di fronte a quella scena e lanciò una sfida impossibile all’uomo: per salvarle avrebbe dovuto abbracciare il mondo intero con le sue braccia.
In quel momento comparve una schiera di angeli e, per miracolo, le braccia del povero Biagio si staccarono dal suo corpo senza alcun dolore, andarono verso il cielo e abbracciarono la Terra. Il diavolo fu sconfitto e lasciò libere le anime di Biagio e delle due bambine.
Per ricordare il coraggio di Biagio, sulla seconda colonna da sinistra di Palazzo Loredan è stata fatta un’incisione che raffigura un uomo senza braccia e con una lunga pipa in bocca.

La vecchia con il mortaio
A due passi dalla Basilica di San Marco, appena prima di entrare in piazza dall’arco dell’Orologio, c’è un dettaglio curioso che notano in pochi, perché per vederlo bisogna guardare verso l’alto. Si tratta di un altorilievo che raffigura un’anziana donna con un mortaio. A Venezia è chiamata la “vecia del Morter” e la sua storia è strettamente legata a quella della Repubblica di Venezia.
Tra la fine del Tredicesimo e l’inizio del Quattordicesimo secolo le famiglie patrizie e quelle borghesi, che si erano arricchite velocemente grazie al commercio, iniziarono una lotta politica per la salita al potere.
Quando Pietro Gradenigo, esponente della parte aristocratica, divenne Doge, gli avversari, che puntavano all’elezione di Jacopo Tiepolo, tentarono di assaltare Palazzo Ducale.
La schiera di rivoltosi stava per entrare in Piazza San Marco quando, all’improvviso, un’anziana signora lanciò il suo mortaio dalla finestra colpendo alla testa l’alfiere di Bajamonte Tiepolo, che capeggiava la rivolta. Tra gli insorti iniziò lo scompiglio, molti si diedero alla fuga, quelli rimasti vennero sconfitti dall’esercito del Doge.
Alcuni dicono sia accaduto davvero, secondo altri è una leggenda, ma, in ogni caso, l’altorilievo c’è e porta la data 15 giugno 1310.

La testa di Corte del Teatro
Venezia è piena di corti, nascoste dietro i palazzi, che passano inosservate. Corte del Teatro è una di queste e, in più, ha una storia da raccontare.
Pare che qui, un tempo, vivesse un’anziana signora incredibilmente avara che era solita nascondere i suoi soldi all’interno della fodera di un vecchio cappotto che non veniva utilizzato da anni. Un giorno d’inverno il figlio della donna trovò sotto casa un senzatetto che stava morendo di freddo e, ricordatosi del cappotto, ma ignaro del nascondiglio, andò a prenderlo e lo donò al mendicante.
Quando la madre tornò in soffitta per nascondere altri soldi non trovò il cappotto e quando chiese spiegazioni al figlio lui le disse ciò che era successo. Allora lei gli raccontò del suo “tesoro” e gli ordinò di riprenderlo promettendogli di lasciargli ogni centesimo in eredità.

Dopo giorni di ricerche, l’uomo ritrovò il mendicante e, dopo avergli offerto in cambio un cappotto più caldo, riuscì a ottenere indietro quello con i soldi nascosti.
Dopo che la madre morì e lui ebbe ottenuto tutti i soldi, aprì una farmacia (che chiamò “Della Vecchia”) e vi fece mettere una statua dedicata alla madre nel retro. Quella statua non esiste più e di lei è rimasta solo la testa, esposta ancora oggi in Corte del Teatro.
Nessuno sa se sia una leggenda oppure no, ma una farmacia con quel nome esiste ancora oggi, la potete trovare al civico 4598 del sestiere San Marco, a due passi da Corte del Teatro.

Il fantasma di Giordano Bruno
Tra i fantasmi del sestiere San Marco (tra i quali c’è anche quello dell’altissimo campanaro del quale vi ho parlato in occasione delle leggende di Santa Croce) forse il più famoso è quello di Giordano Bruno.
Era il 1592 e il filosofo si trovava a Venezia ospite di Giovanni Mocenigo, esponente di una delle famiglie più potenti della Laguna, che gli aveva aperto le porte della sua casa, il Palazzo Mocenigo Ca’ Vecchia, affacciato sul Canal Grande, per apprendere le “arti magiche”.

Dopo mesi di lezioni e nessun miglioramento, il giovane Giovanni, frustrato, denunciò all’inquisizione il suo maestro e la sera del 23 maggio 1593 l’uomo fu arrestato. Dopo essere stato condotto a Roma, Giordano Bruno fu condannato al rogo e arso come eretico il 17 febbraio 1600.
Si racconta che, a causa di questo tradimento, ogni anno, il 17 febbraio, il fantasma del frate riappaia all’interno delle sale di Palazzo Mocenigo alla ricerca di Giovanni.

I punti panoramici di Venezia
Il sestiere di San Marco è quello che racchiude in sé tutti i più importanti punti panoramici di Venezia, i luoghi dai quali ammirarla dall’alto.
Tra le sue calli, infatti, ci sono Scala Contarini del Bovolo, Palazzo Pisani e il Campanile di San Marco. Il quarto, il Campanile della Chiesa di San Giorgio Maggiore, si trova sull’isola omonima di fronte a Piazza San Marco e, nonostante sia distaccato dal resto della zona, fa parte dello stesso sestiere.
Insomma, San Marco è il luogo nel quale potete cambiare più volte punto di vista se visitate Venezia. Non perdeteli. Ve ne ho parlato in maniera approfondita nel post dedicato a Venezia dall’alto.

La spezieria alla testa d’oro
Nel sestiere di San Marco, proprio ai piedi del Ponte di Rialto, c’è ciò che rimane di una delle più importanti spezierie dell’antica Venezia. Era nota come “Alla testa d’oro” grazie al volto ricoperto d’oro che era posto proprio sopra l’entrata.
Oggi è quasi del tutto scomparsa, ma sotto la testa c’era la scritta “Theriaca d’Andromaco”, un rimedio a base di oppio che in passato si credeva potesse curare ogni male.
La spezieria era famosissima per questa cura, perché si diceva realizzasse la qualità migliore di tutta Venezia, e, secondo la tradizione, era l’unica in città ad essere autorizzata a prepararla tre volte l’anno, invece di una sola.

La prima donna laureata
Forse non tutti lo sanno, ma la prima donna al mondo a laurearsi era originaria di Venezia e per l’esattezza del sestiere di San Marco.
Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nacque il 5 giugno 1646 e si laureò all’Università di Padova il 25 giugno 1678. Nonostante inizialmente volesse laurearsi in teologia, anche per seguire il volere del padre, fu costretta a “ripiegare” su filosofia per ordine del cardinale Gregorio Barbarigo, che si oppose all’idea che una donna potesse diventare “dottore”.
Sulla sua casa natale, Palazzo Loredan, attualmente sede del Comune di Venezia, è posta una targa per in sua memoria. Non solo, oggi a lei sono dedicati anche un cratere su Venere, statue, vie, scuole superiori, biblioteche, aule universitarie in diverse città italiane e una vetrata nella biblioteca del Vassar College di Poughkeepsie, nello stato di New York.

L’unica piazza di Venezia
Quando si parla di Venezia bisogna tenere a mente che lì vengono utilizzati termini diversi rispetto al resto d’Italia quando si parla delle vie e degli spazi della città. Non ci sono strade, ma calli (quando sono costeggiate su entrambi i lati da edifici) e le fondamenta o rive (se, invece, da un lato hanno un canale) e ci sono i campi.
L’unica “piazza” di Venezia è Piazza San Marco, il salotto della città e, oggi, il cuore dell’intera città lagunare.

La facciata simbolica della chiesa di San Zulian
La chiesa di San Zulian (forma dialettale di San Giuliano Ospitaliere) si trova a pochi passi da Piazza San Marco ed è incastrata tra altri edifici rischiando di passare quasi inosservata.
Anche se la prima chiesa sorta qui risale all’832, l’attuale facciata fu commissionata nel 1553 da Tommaso Rangone. Personaggio molto noto sulla scena veneziana, Tommaso fu un medico diventato ricco e famoso grazie prima a un rimedio naturale contro la sifilide, creato utilizzando una pianta originaria dell’America del Sud, e poi al suo trattato secondo il quale l’essere umano sarebbe in grado di vivere per più di 120 anni.

La facciata nasconde moltissimi simboli e allegorie. L’arco sopra l’entrata, per esempio, rappresenta il cielo che sovrasta la terra, dove si trova la sua statua, mentre il pianeta alla sua destra mostra sia l’Europa che il Sud America, da dove arriva la sua pianta miracolosa che tiene tra le mani.
Non solo, il globo alla sua sinistra ha un’inclinazione di 44°30′ (latitudine della città di Venezia) e rappresenta la posizione delle costellazioni il giorno della sua nascita (18 agosto 1493) con al centro il suo segno, quello del leone. Inoltre, la sfera si trova sopra un cubo che rappresenta la stabilità in opposizione al movimento del cielo.
Tutto questo è circondato da iscrizioni in latino, in greco e in ebraico che raccontano alcune informazioni su Rangone o a lui collegate, rispettivamente la sua biografia, i meriti culturali e la sua teoria sui 120 anni.

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- Da mettere in valigia: una borraccia, che potrete riempire alle fontanelle, e i pass per risparmiare sugli ingressi nelle principali attrazioni e nei principali monumenti, ve ne parlavo nel post dedicato ai pass per Venezia.
- Da scaricare nello smartphone: le applicazioni per la mobilità veneziana, così da avere tutti i percorsi a portata di mano, ve ne parlavo nel post dedicato a come muoversi a Venezia.
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Se avete dubbi, domande, suggerimenti o conoscete altre leggende del sestiere San Marco, lasciate un commento!
Le immagini sono state scattate con un iPhone 6s* e una Canon 1100D*. Per vedere le altre potete sfogliare il mio album su Flickr.
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