Curiosità sul sestiere San Marco di Venezia: chicche e dettagli da notare

Alcune curiosità sul sestiere San Marco di Venezia. Chicche, aneddoti e dettagli nascosti per scoprire un po’ più a fondo questa zona della città. 

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Il sestiere San Marco è ormai il cuore di Venezia. La piazza omonima è il luogo più visitato della città e chiunque la raggiunga per la prima volta ha spesso come meta finale proprio quello che è chiamato “il salotto d’Europa” e la sua imponente Basilica.

Proprio per questi simboli ben in vista che catturano lo sguardo, spesso ci sono dettagli, angoli e curiosità che passano inosservati. In questo post ho voluto raccogliere alcune curiosità sul sestiere San Marco per provare ad arricchire un po’ l’itinerario di chiunque voglia visitarlo. Le conoscete tutte?


 Leggi anche: I sestieri di Venezia: mini guida e le informazioni utili


Piazza San Marco

I punti panoramici di Venezia

Il sestiere di San Marco è quello che racchiude in sé tutti i più importanti punti panoramici di Venezia, i luoghi dai quali ammirarla dall’alto.

Tra le sue calli, infatti, ci sono il Fondaco dei Tedeschi, Scala Contarini del Bovolo e il Campanile di San Marco. Il quarto, il Campanile della Chiesa di San Giorgio Maggiore, si trova sull’isola omonima di fronte a Piazza San Marco e, nonostante sia distaccato dal resto della zona, fa parte dello stesso sestiere.

Insomma, San Marco è il luogo nel quale potete cambiare più volte punto di vista se visitate Venezia. Non perdeteli.

Vista dal Fondaco dei Tedeschi

La spezieria alla testa d’oro

Nel sestiere di San Marco, proprio ai piedi del Ponte di Rialto, c’è ciò che rimane di una delle più importanti spezierie dell’antica Venezia. Era nota come “Alla testa d’oro” grazie al volto ricoperto d’oro che era posto proprio sopra l’entrata.

Oggi è quasi del tutto scomparsa, ma sotto la testa c’era la scritta “Theriaca d’Andromaco”, un rimedio a base di oppio che in passato si credeva potesse curare ogni male.

La spezieria era famosissima per questa cura, perché si diceva realizzasse la qualità migliore di tutta Venezia, e, secondo la tradizione, era l’unica in città ad essere autorizzata a prepararla tre volte l’anno, invece di una sola.

La testa d'oro

La prima donna laureata

Forse non tutti lo sanno, ma la prima donna al mondo a laurearsi era originaria di Venezia e per l’esattezza del sestiere di San Marco.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nacque il 5 giugno 1646 e si laureò all’Università di Padova il 25 giugno 1678. Nonostante inizialmente volesse laurearsi in teologia, anche per seguire il volere del padre, fu costretta a “ripiegare” su filosofia per ordine del cardinale Gregorio Barbarigo, che si oppose all’idea che una donna potesse diventare “dottore”.

Sulla sua casa natale, Palazzo Loredan, attualmente sede del Comune di Venezia, è posta una targa per in sua memoria. Non solo, oggi a lei sono dedicati anche un cratere su Venere, statue, vie, scuole superiori, biblioteche, aule universitarie in diverse città italiane e una vetrata nella biblioteca del Vassar College di Poughkeepsie, nello stato di New York.

La prima donna laureata

Le campane della Basilica di San Marco

Il campanile di San Marco, che svetta nell’omonima piazza, ha al suo interno cinque campane, ognuna con un suo nome e una funzione ben precisa.

I veneziani sapevano riconoscerle e le utilizzavano per scandire i momenti della giornata o per sapere cosa stava accadendo in Piazza San Marco e in città.

Campanile di San Marco

La Marangona (nota LA), la più grande, serviva per annunciare l’inizio e la fine delle sedute del Maggior Consiglio e dell’orario di lavoro dei carpentieri impegnati nell’Arsenale (chiamati “marangoni”, da qui il nome).

La Nona (nota SI), invece, segna ancora oggi il mezzogiorno e un tempo indicava anche l’ultimo minuto disponibile per spedire la posta da Rialto.

La Trottiera (nota DO), poi, veniva utilizzata per indicare ai nobili veneziani che era arrivato il momento per mettere al trotto i cavalli per partecipare alle riunioni del Maggior Consiglio.

La Pregadi (nota RE) dava l’annuncio delle riunioni del Senato veneziano e richiamava alla preghiera i fedeli che così sapevano quando recarsi alle funzioni religiose.

L’ultima e la più piccola, la Renghiera (nota MI), era conosciuta anche come “Campana del maleficio” o “dei giustiziati”, perché indicava l’arringa (la renga, in veneziano) che veniva fatta per difendere un imputato durante il processo o le esecuzioni capitali.

Campanile di San Marco

I tre regni di San Marco

Proprio di fronte all’imponente Basilica di San Marco ci sono tre portabandiera rossi che svettano verso il cielo e sulla quale cima c’è il Leone di San Marco.

Un tempo rappresentavano i tre regni conquistati dalla Serenissima: Cipro, Creta e il Peloponneso. Poi, in epoca napoleonica, furono considerati simbolo di tirannia, ma per evitare che venissero abbattuti il loro significato venne modificato: da allora rappresentano la Libertà, la Virtù e l’Uguaglianza.


 Leggi anche: Leggende del sestiere San Marco di Venezia: storie e racconti


Basilica di San Marco

L’unica piazza di Venezia

Quando si parla di Venezia bisogna tenere a mente che lì vengono utilizzati termini diversi rispetto al resto d’Italia quando si parla delle vie e degli spazi della città. Non ci sono strade, ma calli (quando sono costeggiate su entrambi i lati da edifici) e le fondamenta o rive (se, invece, da un lato hanno un canale) e ci sono i campi.

L’unica “piazza” di Venezia è Piazza San Marco, il salotto della città e, oggi, il cuore dell’intera città lagunare.

Piazza San Marco

La pietra del bando

Non lontano dall’uscita di Palazzo Ducale, a lato della Basilica di San Marco c’è un tronco di colonna in porfido che viene direttamente dalla Siria e che arrivò a Venezia nel 1256. È nota come “Pietra del Bando” e da lì il commendatore della Repubblica leggeva le nuove leggi o i bandi alla cittadinanza.

La pietra, quando il Campanile di San Marco crollò nel 1902, protesse la colonna della Basilica che si trova alle sue spalle impendendo che le macerie la colpissero e la rovinassero irrimediabilmente.

Pietra del Bando

I pilastri acritani

Sullo stesso lato corto della Basilica, tra l’angolo della chiesa e l’uscita di Palazzo Ducale, ci sono altre due cose da notare: i due pilastri acritani. Si tratta di due pilastri che un tempo appartenevano alla basilica di San Polieucto di Costantinopoli e, arrivati in città come bottino delle Crociate, prendono il nome da San Giovanni d’Acri, che li trafugò.

Pilastro acritano

Sono tra le prime decorazioni orientaleggianti giunte in città e la loro posizione non ha un vero e proprio significato. Sono stati messi dove si vedono ancora oggi perché all’epoca non si sapeva dove esporli.

Pilastro acritano

Le due colonne rosa di Palazzo Ducale

Se si guarda Palazzo Ducale da Piazzetta San Marco, alzando gli occhi verso il primo piano, si può notare un dettaglio molto particolare: due colonne hanno un colore diverso rispetto a tutte le altre, sono rosa tenue.

Non è un errore dovuto a un restauro o ai costruttori, ma una differenza voluta. Quelle due colonne, infatti, rappresentano il punto in cui venivano lette le sentenze capitali e per questo dovevano essere immediatamente riconoscibili.

Colonne rosa di Palazzo Ducale

La colonna dell’ultima possibilità

Palazzo Ducale è teatro di un’altra curiosità sul sestiere San Marco di Venezia: una delle colonne del piano terra è legata a un’antica usanza.

Quando un uomo veniva condannato, prima della sentenza definitiva gli veniva data un’ultima possibilità: se fosse riuscito a girare intorno alla colonna, senza mai staccare la schiena da lei, tenendo i piedi sempre dritti di fronte a sé e senza perdere l’equilibrio, evitando così di finire in acqua, sarebbe potuto tornare in libertà.

La colonna in questione è la quarta da sinistra sul lato che si affaccia sulla laguna e un tempo l’esperimento era possibile perché non esisteva Riva degli Schiavoni e il porticato di Palazzo Ducale si affacciava direttamente sull’acqua.

Inutile dire che la cosa era impossibile e nessuno riuscì mai a salvarsi dalla condanna, perché la colonna è leggermente più sporgente delle altre. Ancora oggi in molti ci provano per puro divertimento.

Colonna di Palazzo Ducale

I capitelli di Palazzo Ducale

Quando camminate intorno a Palazzo Ducale non fatevi abbagliare dalla sua imponenza ed eleganza, ma fate anche attenzione ai dettagli, come i capitelli delle colonne che corrono lungo il piano terra.

Capitello di Palazzo Ducale

Ognuno di loro è diverso sia per dimensioni che per decorazioni. Molti raffigurano un episodio biblico come il Peccato Originale o la vita di Noè, altri i Vizi capitali o soggetti legati alla fauna e alla flora, altri ancora sono dedicati ai mestieri e alle donne. Si potrebbe perdere delle ore ad ammirarli tutti nei minimi dettagli.

Capitello di Palazzo Ducale

La facciata simbolica della chiesa di San Zulian

La chiesa di San Zulian (forma dialettale di San Giuliano Ospitaliere) si trova a pochi passi da Piazza San Marco ed è incastrata tra altri edifici rischiando di passare quasi inosservata.

Anche se la prima chiesa sorta qui risale all’832, l’attuale facciata fu commissionata nel 1553 da Tommaso Rangone. Personaggio molto noto sulla scena veneziana, Tommaso fu un medico diventato ricco e famoso grazie prima a un rimedio naturale contro la sifilide, creato utilizzando una pianta originaria dell’America del Sud, e poi al suo trattato secondo il quale l’essere umano sarebbe in grado di vivere per più di 120 anni.

Chiesa di San Zulian

La facciata nasconde moltissimi simboli e allegorie. L’arco sopra l’entrata, per esempio, rappresenta il cielo che sovrasta la terra, dove si trova la sua statua, mentre il pianeta alla sua destra mostra sia l’Europa che il Sud America, da dove arriva la sua pianta miracolosa che tiene tra le mani.

Non solo, il globo alla sua sinistra ha un’inclinazione di 44°30′ (latitudine della città di Venezia) e rappresenta la posizione delle costellazioni il giorno della sua nascita (18 agosto 1493) con al centro il suo segno, quello del leone. Inoltre, la sfera si trova sopra un cubo che rappresenta la stabilità in opposizione al movimento del cielo.

Tutto questo è circondato da iscrizioni in latino, in greco e in ebraico che raccontano alcune informazioni su Rangone o a lui collegate, rispettivamente la sua biografia, i meriti culturali e la sua teoria sui 120 anni.

Chiesa di San Zulian

Le incisioni all’interno del Fondaco dei tedeschi

Vi ho già parlato dei Fondaco dei Tedeschi e dello splendido panorama che si può ammirare dalla sua terrazza, ma ci sono dei piccoli dettagli che durante la visita passano sempre inosservati.

Fondaco dei Tedeschi

Costruito nel 1508, per decenni l’edificio ha ospitato mercanti provenienti da mezza europa. Molti di loro hanno lasciato un segno del loro passaggio.


 Leggi anche: Il Fondaco dei Tedeschi e Venezia dall’alto


Fondaco dei Tedeschi

Se salite al primo piano, infatti, sui marmi delle balconate che si affacciano sul cortile interno potrete notare simboli, disegni e monogrammi incisi sulla pietra. Ne sono stati contati oltre duecento e alcuni rappresentano antiche corporazioni non più esistenti. Fateci caso.

Fondaco dei Tedeschi

Conoscete altre chicche o curiosità sul sestiere San Marco di Venezia? Lasciate un commento 🙂

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Informazioni

Le immagini sono state scattate con un iPhone 6s* e una Canon 1100D*. Per vedere le altre potete sfogliare il mio album su Flickr.


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