Alla scoperta della storia di New York con Edward Rutherfurd

Con il libro New York, di Edward Rutherfurd, vi accompagno a scoprire la storia della città dal Seicento ai primi anni duemila.

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Quando penso ai viaggi tra le pagine, New York*, di Edward Rutherfurd, è uno dei primi libri che mi vengono in mente. Attraverso le sue parole non si seguono solo le vite incredibilmente intrecciate dei personaggi, ma si passeggia per le vie della città dal Seicento ai primi anni Duemila.


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New York di Edward Rutherfurd

È un testo che fa passeggiare davvero tra streets e avenues, che trasportano davvero oltreoceano e, contemporaneamente, insegna tantissimo sulla storia di New York: come è nata, com’era vivere a Manhattan nell’Ottocento, quali sono i luoghi che più si sono trasformati e quelli che, invece, apparentemente non sono mai cambiati.


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In questo post ho voluto raccogliere tutte le tappe di questo viaggio, fare un riassunto del passato di New York, senza però dare indizi sulle esperienze dei personaggi e i loro legami. Per quello dovete immergervi nelle sue pagine, qui si fa solo un viaggio nel tempo e nello spazio in perfetto stile Exploreading.

New York

Manhattan nel Seicento

Prima di essere acquistata dagli olandesi nel 1624, l’area era popolata dai nativi americani e furono proprio loro a dare il nome all’isola principale della città che noi oggi conosciamo: Manhattan (Manna hata, l’isola delle colline).

«Quando gli indiani locali avevano preso un pacco di merci da Pierre Minuit, la loro idea dell’accordo sembrava chiara: gli Uomini Bianchi consegnavano il consueto dono in cambio del diritto di condividere i loro territori di caccia per una o due stagioni. In termini europei si sarebbe potuto configurare come un affitto. Dal momento che gli indiani non possedevano personalmente la terra, l’idea che Minuit la stesse acquistando per sempre non avrebbe mai potuto nemmeno sfiorarli».

View from the Brooklyn Bridge.

Nel Seicento, dove ora ci sono i parchi c’erano acquitrini, dove ci sono le strade c’erano verdi colline e canali e gli olandesi non solo avevano dedicato la piccola città fortificata alla loro capitale, chiamandola Nuova Amsterdam, ma avevano portato con sé, come è naturale, tradizioni, usi e abitudini. Mulini a vento compresi.

«Nuova Amsterdam non era grande: un forte, un paio di mulini a vento, una chiesa con una guglia appuntita; c’erano un abbozzo di canale, in realtà più simile a un ampio fossato, e qualche strada fiancheggiata da case con il frontone a gradini che, insieme ad alcuni modesti frutteti e orti, erano racchiuse dentro un muro che correva da ovest ad est attraverso la punta meridionale di Manhattan».


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City Hall Park.

Soprattutto, si limitava all’area che oggi è conosciuta come lower Manhattan, ora zona economica e finanziaria della città, ed era divisa dal resto dell’isola da un’alta palizzata. In questo periodo, però, nacquero strade lungo le quali si può camminare anche ai giorni nostri. Tra le prime ci furono Broad street, Broadway, che un tempo era occupata soprattutto dalle classi più umili, e Wall Street, nata dopo la distruzione di un antico muro.

«Il governatore inglese, che si chiamava Andros, parlava olandese e aiutava i mercanti, soprattutto quelli ricchi. Fece riempire il canale che correva attraverso la città. La signora disse che l’aveva fatto perché la cosa ricordava alla gente Amsterdam, ma quel vecchio canale era maleodorante e ritengo l’avesse fatto per porvi rimedio. Sopra vi costruirono una strada elegante chiamata Broad Street».


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Wall Street.

Comparvero anche alcuni degli edifici più antichi della città, come Trinity Church, la cui costruzione iniziò nel 1696 ad opera degli anglicani, mentre Central Park, fuori dal limite cittadino, era solo una radura piena di paludi. A nord vennero poste le basi per la nascita di un altro quartiere dell’attuale New York: il Bronx.

«Alla fine l’Uomo Bianco si prendeva sempre più terra […]. Un danese di nome Bronck aveva pagato gli indiani locali per sgombrare un enorme appezzamento appena a nord di Manhattan. Alcuni piccoli gruppi indiani ancora sopravvivevano sulla terra di Bronck e nelle parti più selvagge di Manhattan.
[…] Il Boss mi portò con sé in un posto al centro dell’isola di Manhattan dove ad alcuni indiani era stato dato ordine di accamparsi […]. Avevano piazzato le loro wigwam in prossimità di una radura. Nell’erba crescevano le fragole selvatiche. Era un buon posto».

So far away.

Manhattan nel Settecento

Manhattan nel Settecento si preparava a grosse novità. Era ancora molto lontana dalla città che noi conosciamo oggi, ma rispetto al secolo precedente c’erano stati molti cambiamenti. Soprattutto, la città era passata definitivamente in mano agli inglesi e la popolazione era aumentata in maniera esponenziale.

«A New York vivevano diecimila persone e la città cresceva anno dopo anno. Wall Street, sulla linea degli antichi bastioni, si trovava a metà strada risalendo dal fronte del porto. A ovest di Broadway c’erano ancora frutteti e ordinati giardini olandesi, ma sul lato orientale le case in mattoni e legno erano addossate l’una all’altra. I passanti dovevano destreggiarsi tra scalini e bancarelle, barili d’acqua e persiane che sbattevano, e schivare le ruote dei carri che procedevano lungo strade acciottolate o sterrate verso il rumoroso mercato […].

All’interno della città si potevano ancora vedere le affascinanti case olandesi con i frontoni a gradini di nuova Amsterdam, soprattutto lungo Wall Street; ma le case più nuove erano in semplice stile georgiano inglese. Il vecchio municipio olandese era stato rimpiazzato da un edificio classico situato sempre in Wall Street e rivolto verso Broad Street».

Wall Street.

La casa del Governatore, allora Lord Cornbury, fu spostata dalla città all’isola che noi oggi conosciamo come Governor’s Island, nella baia di New York, e comparvero le prime aree verdi pubbliche, come il Common, e private, come il Bowling Green.

«I ricchi si stavano allontanando sempre più dal trambusto delle strade. Le ordinate vie e le piazze georgiane si stavano chiudendo in una quiete signorile. Di fronte al vecchio forte, un parco discreto e ameno, chiamato Bowling Green, seguendo la moda di Vauxhall o dei Renelagh Gardens di Londra, era diventato il luogo preferito delle persone rispettabili per le loro passeggiate […]. Era stato recintato con cura a racchiudere un’elegante enclave, con lampioni a ogni angolo come deterrente ai comportamenti delittuosi dei vagabondi».

Bowling Green.

Il Diciottesimo secolo è stato un periodo turbolento per la città: prima il devastante incendio del 1777 che ha distrutto quasi tutto il lato occidentale, poi la guerra di Indipendenza del 1790. Quest’ultima, però, la trasformò nella capitale della nazione.

«Quando il Congresso aveva deciso che la loro città avrebbe dovuto essere la capitale della nuova nazione, i newyorkesi si erano dati subito da fare. Il municipio in Wall Stret, il City Hall – diventato adesso Federal Hall – era stato rinnovato splendidamente per accogliere in via temporanea l’Assemblea legislativa, mentre a sud di Manhattan il vecchio forte era stato demolito e utilizzato come zona di interramento dei rifiuti per fare spazio a un nuovo, magnifico complesso che doveva ospitare il Senato, la Camera dei rappresentanti e i vari uffici governativi in riva al fiume. Dove si poteva trovare altrettanta vitalità, se non a New York?».

Manhattan from Liberty Island

New York nell’Ottocento

L’Ottocento è forse uno dei secoli più importanti per New York e quello che ha iniziato a trasformarla definitivamente nella città che vediamo oggi. Le ultime case in legno, rase al suolo dai continui incendi, furono sostituite quasi tutte con edifici in pietra, la città si ampliò a vista d’occhio.

«Adesso Manhattan era completamente costruita, da fiume a fiume […]. E ogni anno la grande griglia di New York si estendeva ulteriormente, come se qualche gigante, con una mano potente, piantasse file di case».

View from the Brooklyn Bridge.

Il quartiere finanziario comincia a delinearsi nell’antico cuore cittadino e nacque Gramercy Park, con le sue file di case in mattoni rossi abitate da mercanti, giudici e senatori. Nello stesso periodo il Common si trasformò in quello che è oggi il City Hall Park, sede dell’amministrazione cittadina con il Municipio e il Tribunale, costato più dell’acquisto dell’Alaska.

«[n.d.r. Il Common] Era ancora un ampio triangolo di terreno aperto, ma qualche tempo prima vi era stato costruito un enorme municipio. Simile a un vistoso palazzo francese o italiano con la facciata in marmo, si stagliava altezzoso verso il lato meridionale di Broadway. Se si guardava la parte posteriore del municipio, tuttavia, si poteva notare un dettaglio curioso. La facciata nord non era in marmo come quella frontale, ma in semplice arenaria bruno rossa. All’epoca in cui era stato costruito, gran parte della città e tutti i quartieri migliori erano situati a sud. Di conseguenza, non vi era stato bisogno di spendere denaro per la facciata settentrionale, che poteva essere vista soltanto dalla povera gente. E dietro il fastoso palazzo, nella grande, centrale cloaca della città, c’era povera gente in abbondanza. A Five Points».

Il Tribunale di New York

Comparvero i primi appartamenti realizzati per la popolazione benestante e la Fifth Avenue rubò la scena a Broadway. Le sue ricche e alte abitazioni e la calma residenziale si oppone alla caotica area finanziaria e a quella più degradata della lower Manhattan abitata da immigrati europei.

«Quando, un paio di anni prima, il promotore immobiliare Edward Clark aveva costruito un imponente e isolato edificio per appartamenti sul lato ovest di Central Park – su, fino alla Settantaduesima Strada – aveva deciso di chiamarlo il Dakota. […] Nel suo splendido isolamento, con le zone limitrofe vuote a parte alcuni negozietti e qualche baracca, il possente Dakota, per quanto riguardava il suo rapporto con il mondo più alla moda, sarebbe potuto appartenere a un territorio remoto.
“Nessuno vive là dentro, per l’amor del cielo” dicevano. “E comunque, chi vuole vivere in un appartamento?”.
La risposta a quella domanda era semplice. Fino a qualche anno prima soltanto i poveri vivevano negli appartamenti – case divise da un pavimento – o negli alloggi popolari, dove erano divisi persino i pavimenti. Appartamenti splendidi potevano essere una caratteristica delle grandi capitali europee come Vienna e Parigi. Ma non di New York. La gente lì viveva in case unifamiliari.
Eppure si registravano segnali di cambiamento. Altri edifici per appartamenti erano comparsi in città, anche se nessuno maestoso come il Dakota».


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Taxi a New York

Proprio l’immigrazione era uno dei temi più caldi, perché nell’Ottocento migliaia di persone salparono dal vecchio continente per cercare fortuna oltreoceano. A New York si stabilirono quasi tutti nella parte meridionale di Manhattan, dando vita a quartieri come Little Italy o la zona di Five Points, dove oggi c’è Chinatown.

«In quella zona, una volta, c’era un grande stagno e il villaggio degli schiavi liberati, con terre paludose più avanti. Lo stagno e la palude erano ancora lì ai tempi di Washington, quando la città aveva cominciato a espandersi a nord intorno a essi. In seguito le autorità cittadine li avevano prosciugati per costruire un canale di drenaggio dell’acqua; poi, al di sopra, erano state edificate strade di case in mattoni.
Five Points. Adesso era una palude, giusto. Una palude morale: un labirinto di strade e vicoli, case popolari e bordelli. Al centro di tutto questo, la vecchia sagoma massiccia di una ex fabbrica di birra, come una cattedrale del vizio, apriva le sue porte per dare il benvenuto a quanto c’era di empio. Se volevi guardare combattere i galli, o i cani uccidere i ratti, o farti borseggiare, o trovare una prostituta e beccarti la sifilide, dovevi andare a Five Points […]. I viaggiatori dicevano che fosse il quartiere più degradato del mondo. E chi viveva a Five Points? Questo era facile da indovinare. Immigrati».


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Walking in Chinatown.

Nacquero Central Park, le linee sopraelevate, come la famosa High Line, che oggi è percorribile a piedi, e il Ponte di Brooklyn, uno dei simboli della città. Comparvero i primi ascensori e, dove oggi ci sono la splendida biblioteca cittadina e Bryant Park, sorgevano le strutture ispirate a quelle dell’Esposizione di Londra.

«La più alta era il Latting Observatory, una tralicciatura conica di legno e ferro che s’innalzava per oltre trecentocinquanta piedi fino a una piattaforma panoramica sopra la Quarantaduesima Strada. Era possibile salire ai due primi piani della torre sollevati da una magnifica nuova macchina che chiamavano ascensore. […] l’Observatory non era altro che un’esibizione collaterale dell’attrazione principale […] il Crystal Palace.
Due anni prima, quando gli inglesi avevano ospitato la loro Esposizione […] in una gigantesca struttura di vetro e ghisa nel centro di Londra, ben sei milioni di persone si erano recate a visitarla. […] così New York aveva deciso di averne uno proprio. E anche se il Crystal Palace sulla Quarantaduesima non poteva competere con le dimensioni del suo omologo nella capitale dell’Impero britannico, restava comunque un edificio bello e imponente».


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View from the Brooklyn Bridge.

New York nel Novecento

Nella New York nel Novecento le antiche famiglie storiche lasciano il posto ai nuovi ricchi e compaiono alcuni luoghi di svago e intrattenimento ancora attivi. I five boroughs (i cinque distretti amministrativi) si uniscono dando vita a una delle città più grandi del mondo.

Se da una parte si sviluppano i nuovi quartieri residenziali, dall’altra si formano quelli dei nuovi immigrati, che arrivano soprattutto dal Centro e Sud America.

«L’area della città vecchia adesso era tutta commerciale. Anche le gradevoli zone intorno a Greenwich Village o Chelsea, verso nord e a ovest, erano state invase dagli immigrati e trasformate in parte in alloggi popolari. La New York rispettabile si era gradualmente trasferita a nord e continuava a spostarsi. Gli eleganti negozi della vecchia Broadway, come la gioielleria Tiffany, si erano trasferiti nei quartieri alti insieme ai loro clienti […]. La New York alla moda avanzava verso nord […]. I quartieri residenziali migliori erano sulla Quinta, su Madison Avenue e nelle strade limitrofe».

59th.

Il Novecento, soprattutto nei suoi primi decenni, è il secolo nel quale la Statua della Libertà ed Ellis Island sono protagoniste e Little Italy si popola come mai prima, mentre Coney Island diventa meta di villeggiatura e divertimento.

«Chiunque avesse visitato il posto mezzo secolo prima, quando era un villaggio in riva al mare, sarebbe rimasto sorpreso nel vederlo adesso. Prima ci si imbatteva in una giostra, quindi in un ottovolante, poi in teatrini per spettacoli vaudeville e parchi dei divertimenti. Alla fine del diciannovesimo secolo, in una giornata d’estate si potevano registrare oltre centomila visitatori. Adesso era possibile raggiungere Coney Island persino con la metropolitana».


 Leggi anche: La Statua della Libertà: visitare e scoprire la regina di New York


Pizzeria in Little Italy.

Furono inaugurate Grand Central Station, cuore del trasporto cittadino, la New York Public Library, l’imponente biblioteca, e il Rockefeller Center. Inoltre, dal suolo, verso il cielo, vennero eretti i grattacieli più famosi di New York: il French Building, il Chrysler Building e l’Empire State Building.

«Bisognava riconoscere che Walter Chrysler aveva stile. Quando l’uomo dell’automobile aveva preso in mano il progetto dell’edificio che ora portava il suo nome, aveva insistito per la realizzazione di arditi disegni art déco che incorporassero immagini di ruote, tappi di radiatore e molto altro ancora. La punta dell’edifici
o, ancora in costruzione, consisteva in una serie di archi che salivano a una chiave di volta, progettati per essere ricoperti di acciaio inossidabile. Di un’eleganza suprema, una volta completato non ci sarebbe stato niente di simile al mondo.

E poi c’era la questione dell’altezza. L’edificio più alto al mondo era ancora la Tour Eiffel di Parigi. Ma gli arditi newyorkesi si stavano avvicinando. Un finanziere di nome Ohrstrom stava costruendo una torre imponente al 40 di Wall Street [n.d.r. oggi Trump Building, originariamente The Bank of the Manhattan Company Building] per competere con il Chrysler e girava voce che, anche se non sarebbe stata altrettanto elegante, l’avrebbe superato in altezza, sovrastando qualunque altro grattacielo della città. Un altro edificio sulla Trentaquattresima avrebbe potuto contendergli lo scettro, ma i lavori in quel caso non erano ancora cominciati».


 Leggi anche: Grand Central Terminal a New York: segreti e curiosità


Chrysler Building


Dove dormire a New York


Dove dormire a New YorkDurante il mio viaggio a New York ho soggiornato all’Hotel Mela*, a due passi da Times Square.

Le camere sono pulite e comode, leggermente più spaziose rispetto ad altre di Manhattan. In più l’albergo si trova in una posizione strategica per scoprire l’intera città perché Times Square non è solo centrale, ma è anche servita da molte linee della metropolitana.


In quale secolo vi sarebbe piaciuto vivere? Conoscevate la storia di New York? Lasciate un commento 🙂

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Informazioni

Il libro New York, scritto da Edward Rutherfurd e tradotto da Stefano Viviani, è pubblicato da Mondadori. Racconta la storia romanzata della città seguendo le storie di famiglie e personaggi inventati dall’autore. Ciò che potete leggere all’interno di questi articoli ovviamente è solo una parte e non può in alcun modo sostituire la lettura del romanzo.

Cliccando sui link inseriti potete ottenere maggiori informazioni sui luoghi citati e leggere altre citazioni tratte dal libro.

Le immagini sono state scattate con una Canon 1100D*. Per vedere le altre potete sfogliare il mio album su Flickr.

Se state organizzando il percorso per la vostra prima volta a New York vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina con tutti gli articoli su New York.


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13 Comments

  1. 1

    Tornare indietro nel tempo e immaginare una Manhattan radicalmente diversa da quella che conosciamo oggi. Chissa’ quali odori e rumori riempivano le sue strade e quali storie e intrighi si intrecciavano nella sua quotidianità. Cosa darei per avere una macchina del tempo!!! 🙂

    • 2

      I miei stessi pensieri ❤ Una delle immagini che mi ha colpito di più è quella dei mulini a vento. Non è facile trasformare i grattacieli che conosciamo in mulini, come non è facile immaginare una Manhattan con pochi abitanti. Questo libro è una vera macchina del tempo 🙂

  2. 3

    Un libro affascinante, uno di quelli che fa viaggiare con la mente. New York porta in sé passato, presente e futuro come poche altre città, forse nessuna… ed è bello guardare ogni suo angolo cercando le storie di chi ha contribuito a renderla come oggi la vediamo 🙂

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