Ritorno alle Terre Selvagge: in Alaska con Francesco Frank Lotta

Ritorno alle terre selvagge: un viaggio in Alaska sulle orme di Chris McCandless raccontato e vissuto da Francesco (Frank) Lotta. Di nuovo “into the wild”. 

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Non ho letto Into the Wild. È uno dei libri nella mia lista di quelli da leggere, la stessa che si allunga ogni giorno di più e con la quale io non riesco a stare al passo. Ho visto il film anni fa, ma non è la stessa cosa. Come sempre.


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Into the Wild, nelle terre estreme, racconta la storia di Christopher McCandless, un giovane ragazzo della California che, dopo la laurea in storia e antropologia, decide di intraprendere un viaggio in solitaria negli Stati Uniti occidentali. Voleva cambiare vita o, forse, capire un po’ meglio la sua.

Parte con la sua auto, l’abbandona, prosegue a piedi o attraverso i passaggi di persone che conosce lungo la strada. Arriva in Alaska nell’aprile del 1992 e lì a inizio settembre, su un autobus abbandonato nel Parco Nazionale di Denali (diventato poi il simbolo di questo viaggio), viene trovato senza vita. Probabilmente morto di fame, o forse per aver ingerito una bacca velenosa.

È tutta una storia vera.

La storia di Chris, o Alexander Supertramp, come si faceva chiamare durante quel viaggio, ha ispirato moltissime persone in tutto il mondo. Molte di loro hanno compiuto (e forse stanno compiendo anche adesso) una specie di pellegrinaggio che le ha portate proprio di fronte a quell’autobus, oggi ostello deserto e improvvisato per i viaggiatori.

Una di queste persone è Francesco Lotta, o Frank, quando è in onda su Radio Deeejay, emittente radiofonica per la quale lavora.

La sua storia condivide qualcosa anche con quella di Claudio, del quale vi ho parlato qualche mese fa: anche lui vuole uscire dalla comfort zone e dalle solite abitudini, vuole trovare il suo posto nel mondo mettendosi alla prova.


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C’è sempre una forte e piacevole emozione, legata a un pizzico di ansia, quando si parte per una meta così distante, così lontana dalla propria comfort zone, come la definiscono gli americani. Ma non è forse proprio per questo che siamo al mondo? Per metterci in gioco?

[…] Allontanarsi dal quotidiano, dove hai il controllo, o credi di averlo. […] un turbamento volontario della tua situazione: un attacco a quel che sei, un «no» a te stesso come ti conosci e come gli altri ti riconoscono.


Ritorno alle Terre Selvagge

Frank ha già vissuto sulla propria pelle il Cammino di Santiago, ma ora sente il bisogno di intraprendere un nuovo percorso, ha bisogno di un’esperienza simile. Quando scopre la storia di Chris, al cinema, sente di averla trovata.


Quando, dopo circa due ore e mezzo, mi ritrovai da solo in sala, non riuscii a trattenere le lacrime e mi persi in un pianto lungo e liberatorio. Ero folgorato e paralizzato. La mia vita si trovava esattamente nella condizione di quella di Chris. Seppur con età diverse, con culture diverse, mi sentivo dannatamente vicino al suo percorso. Avevo l’esigenza di mettermi in gioco, di reimpostare il navigatore che volontariamente, o forse no, avevo seguito fino a quel punto.

Decisi, meravigliandomi del potere di quella pellicola e di quella storia, che era arrivato il momento di lasciar andare qualche certezza.


Francesco parte così da Milano e dopo due scali arriva ad Anchorage, in Alaska. Noleggia un’auto e si porta vicino allo Stampede Trail, nel parco di Denali, insieme al suo zaino “Bimbo”. Non vi dirò di più, vi invito a scoprire la sua storia leggendo il libro.

Ritorno alle Terre Selvagge

Il racconto del suo viaggio nelle terre estreme, intrapreso in aprile, si mescola ai ricordi di quello del Cammino di Santiago. Dal freddo al caldo e viceversa. Un mix di pensieri che si intrecciano ad altri che con il viaggio forse c’entrano poco, ma con la vita tanto.


A pochi chilometri da dove mi trovo c’è una strada, la Stampede Road, che Chris affrontò nell’aprile del 1992 accompagnato in auto da un cacciatore. Dopo qualche chilometro, la strada si trasforma in un sentiero percorribile solo con le slitte o a piedi che, da «road», diventa «trail». È da lì che McCandless cominciò la sua ultima avventura «into the wild», nel mondo selvaggio. Da lì, domani, percorrerò le sue orme.


Ritorno alle Terre Selvagge

Mentre è in viaggio riflette su quanto e come tutte le esperienze che viviamo, le persone che incontriamo, siano legate le une alle altre da fili invisibili. Una rete che non lascia spazio alle coincidenze, ma che collega tutto a tutti, anche se noi non ce ne rendiamo conto.


È incredibile come la vita di quel ragazzo abbia unito giovani e anime così distanti geograficamente tra loro, ma così vicini nella ricerca di chissà quale verità. Mi rendo conto ancora una volta che le persone che stiamo incontrando su questo tragitto non lo stanno percorrendo solo per cercare una connessione con Chris, ma anche, e più probabilmente, perché hanno perso qualcosa in loro stessi, o forse soltanto perché desiderano diventare persone migliori.


Lungo lo Stampede Trail pensa al destino, al passato, al cammino che ognuno deve compiere, figurato o meno, e il volume, da libro di viaggio, diventa qualcosa di più. Anzi, mi è sembrato quasi fosse una lunga riflessione mascherata da libro di viaggio, e non mi è dispiaciuta per niente.

Ritorno alle Terre Selvagge

Una quarantina di chilometri a piedi in mezzo alla neve che si sta sciogliendo, uno spray contro gli orsi, una slitta legata alla vita, uno zaino con il minimo indispensabile e un paio di incontri lungo il cammino. Tutto condensato in meno di duecento pagine arricchite con qualche foto.

Il viaggio di Frank diventa un viaggio che teletrasporta nell’Alaska di inizio primavera e un’occasione per riflettere rispondendo alle domande che lui stesso si pone. Passo dopo passo, pagina dopo pagina.


Ma più camminavo e macinavo chilometri, più mi rendevo conto che il più grande errore che si può commettere è quello di cercare una soluzione in un viaggio. I viaggi sono fatti per crescere, per cambiarci, per mostrarci punti di vista differenti, per allontanarci da quella dannata zona di comfort in cui ci piace tanto sostare, ma non servono a darci risposte. […]

Ecco, forse, perché adesso mi trovo in Alaska, ed ecco forse perché anche Chris ha cercato in queste terre la pace. Io, come lui, voglio annullare me stesso, dare spazio a un nuovo io per essere ricettivo e pronto a captare ogni segnale esteriore e interiore, e acquisire nuovi strumenti. Ho bisogno di solitudine, di silenzio, ma mentre nel Cammino mi sono state date in dono la pazienza e la capacità di comprendere che non è possibile ottenere risultati senza costanza, in Alaska cerco una rinascita.


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Ritorno alle Terre Selvagge

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Informazioni

Ringrazio Sperling&Kupfer per avermi inviato il libro di Francesco Lotta e per avermi fatto conoscere la sua storia.

Le foto, tranne quelle incorporate dal profilo Instagram ufficiale del Parco Nazionale di Denali, sono state scattate con una Canon 1100D*. 


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