New York nel Settecento

Con il libro New York, di Edward Rutherfurd, vi accompagno a New York nel Settecento. Un altro viaggio nel tempo e tra le pagine.

New York nel Settecento si preparava a grossi cambiamenti. Andiamo a scoprirla attraverso questo libro.

Prima tappa – Manhattan nel Seicento

New York nel Settecento

GOVERNOR’S ISLAND

«La residenza del governatore [n.d.r. Lord Cornbury] all’interno del forte era composta da alcune belle stanze, ma non era elegante. «Questa casa in realtà non va bene» diceva. Un giorno prendemmo una barca e ci dirigemmo verso Nut Island, poco distante dalla punta di Manhattan, e mentre camminavamo tra i castagni lui mi disse: «Questo sì che è un posto delizioso, Quash». E in men che non si dica fece costruire una bella casa su un poggio. Dopo poco cominciarono a chiamarla Governor’s Island, “l’isola del governatore”».

WALL STREET E BROADWAY

«Nelle strade, tuttavia, la sera era tutt’altro che tranquilla. A New York vivevano diecimila persone e la città cresceva anno dopo anno. Wall Street, sulla linea degli antichi bastioni, si trovava a metà strada risalendo dal fronte del porto. A ovest di Broadway c’erano ancora frutteti e ordinati giardini olandesi, ma sul lato orientale le case in mattoni e legno erano addossate l’una all’altra. I passanti dovevano destreggiarsi tra scalini e bancarelle, barili d’acqua e persiane che sbattevano, e schivare le ruote dei carri che procedevano lungo strade acciottolate o sterrate verso il rumoroso mercato […].

All’interno della città si potevano ancora vedere le affascinanti case olandesi con i frontoni a gradini di nuova Amsterdam, soprattutto lungo Wall Street; ma le case più nuove erano in semplice stile georgiano inglese. Il vecchio municipio olandese era stato rimpiazzato da un edificio classico situato sempre in Wall Street e rivolto verso Broad Street».

Wall Street.

MANHATTAN (1777)

«Bisogna riconoscere che New York non era esattamente un luogo di villeggiatura. In realtà era piuttosto mal messa. Tanto per cominciare, buona parte del lato occidentale della città era andata distrutta nell’incendio [n.d.r. del 1776]. Al posto della teoria di isolati formati da affascinanti case georgiane, con il frontone olandese o la struttura in legno, adesso c’era una vasta area carbonizzata, lunga almeno tre quarti di miglio da un’estremità all’altra: un mare di fango ghiacciato quando la temperatura era rigida, una palude maleodorante quando faceva più caldo».

On the High Line.

CITY HALL PARK (IL COMMON)

«John e Mercy avevano risalito Broadway superando la Trinity Church e la Meeting House presbiteriana. Poche strade dopo erano passati dalla Meeting House dei quaccheri. Ancora più avanti, dove la vecchia pista indiana si allontanava sulla destra, cominciava il grande spazio triangolare del Common […]. Se nei quartieri alla moda le strade erano ordinatamente acciottolate e le case realizzate in mattoni, nei pressi del Common […] le strade erano sterrate e le case malridotte costruite con assi di legno grezzo. Ma la zona era tutto sommato allegra».

City Hall Park.

BOWLING GREEN (1758 e 1765)

«Se le classi colte di Boston e dell’Europa avevano trovato New York un po’ triviale […] le cose ora stavano cambiando velocemente. I ricchi si stavano allontanando sempre più dal trambusto delle strade. Le ordinate vie e le piazze georgiane si stavano chiudendo in una quiete signorile. Di fronte al vecchio forte, un parco discreto e ameno, chiamato Bowling Green, seguendo la moda di Vauxhall o dei Renelagh Gardens di Londra, era diventato il luogo preferito delle persone rispettabili per le loro passeggiate […].

La Court Area, l'”l’area del tribunale” la chiamavano in quei giorni. Il vecchio forte era diventato Fort George. Il piccolo parco di Bowling Green, di fronte, era stato recintato con cura a racchiudere un’elegante enclave, con lampioni a ogni angolo come deterrente ai comportamenti delittuosi dei vagabondi».

Bowling Green.

Manhattan dopo la Guerra d’Indipendenza (1790)

«Di sicuro stava cominciando a sembrare una capitale […]. C’erano ancora zone dove gli incendi avevano lasciato solo rovine carbonizzate. Ma la città si stava riorganizzando. I teatri avevano aperto. Il campanile e le guglie della nuova Trinity Church si stagliavano maestosi all’orizzonte. E quando il Congresso aveva deciso che la loro città avrebbe dovuto essere la capitale della nuova nazione, i newyorkesi si erano dati subito da fare. Il municipio in Wall Stret, il City Hall – diventato adesso Federal Hall – era stato rinnovato splendidamente per accogliere in via temporanea l’Assemblea legislativa, mentre a sud di Manhattan il vecchio forte era stato demolito e utilizzato come zona di interramento dei rifiuti per fare spazio a un nuovo, magnifico complesso che doveva ospitare il Senato, la Camera dei rappresentanti e i vari uffici governativi in riva al fiume. Dove si poteva trovare altrettanta vitalità, se non a New York?».

Manhattan from Liberty Island

INFO

Il libro New York, di Edward Rutherfurd e tradotto da Stefano Viviani, è pubblicato da Mondadori. ISBN 978-8804612469.

Ti piacciono i miei contenuti? Puoi trovare nuovi post, codici sconto e anteprime tutte in una sola mail! Iscriviti ❤

Potrebbero interessarti:

2 Comments

  1. 1
    • 2

      Ciao Agnese ❤
      A me fa piacere condividere con voi i passaggi dei libri che leggo, perché, come dici tu, è come leggere in compagnia. Questo libro mi sta davvero piacendo perché racconta tantissime storie e una New York che non conoscevo. Non è facile immaginarla senza grattacieli 🙂

Rispondi