Manhattan nel Seicento: New York

Con il libro New York, di Edward Rutherfurd, vi accompagno a Manhattan nel Seicento. Un viaggio nel tempo e tra le pagine.

Manhattan nel Seicento era appena nata. Era molto diversa da quella che conosciamo oggi, non solo nelle dimensioni, ma anche nella struttura. Buon viaggio tra le pagine!

Seconda tappa – New York nel Settecento

Terza tappa –  Manhattan nell’Ottocento (Parte 1)

New York, Edward Rutherfurd

Manhattan

«Era stato un vallone, Pierre Minuit, a trattare con i nativi indiani, quattro decenni prima, per acquistare il diritto di stabilirsi a Manhattan. […] Quando gli indiani locali avevano preso un pacco di merci da Pierre Minuit, la loro idea dell’accordo sembrava chiara: gli Uomini Bianchi consegnavano il consueto dono in cambio del diritto di condividere i loro territori di caccia per una o due stagioni. In termini europei si sarebbe potuto configurare come un affitto. Dal momento che gli indiani non possedevano personalmente la terra, l’idea che Minuit la stesse acquistando per sempre non avrebbe mai potuto nemmeno sfiorarli. […]

Manna hata era il suo nome indiano. Per quel che ne sapeva, significava semplicemente “l’Isola”. […] L’isola di Manhattan era un luogo strano: larga solo un paio di miglia, ma lunga tredici, da una punta all’altra. Una regione selvatica di acquitrini, prati e boschi, punteggiata di collinette e affioramenti rocciosi, che era stata uno splendido terreno di caccia per gli indiani».

View from the Brooklyn Bridge.

Nuova Amsterdam

«Nuova Amsterdam. Un emporio. Una piccola città fortificata dietro una palizzata. Ma, nonostante ciò, uno snodo importante dell’impero commerciale mondiale degli olandesi. […] Nuova Amsterdam non era grande: un forte, un paio di mulini a vento, una chiesa con una guglia appuntita; c’erano un abbozzo di canale, in realtà più simile a un ampio fossato, e qualche strada fiancheggiata da case con il frontone a gradini che, insieme ad alcuni modesti frutteti e orti, erano racchiuse dentro un muro che correva da ovest ad est attraverso la punta meridionale di Manhattan. E tuttavia aveva una storia».

City Hall Park.

La nascita di Broad Street (Lower Manhattan)

«Il governatore inglese, che si chiamava Andros, parlava olandese e aiutava i mercanti, soprattutto quelli ricchi. Fece riempire il canale che correva attraverso la città. La signora disse che l’aveva fatto perché la cosa ricordava alla gente Amsterdam. ma quel vecchio canale era maleodorante e ritengo l’avesse fatto per porvi rimedio. Sopra vi costruirono una strada elegante chiamata Broad Street».

Broadway

«Stavamo camminando lungo la via principale che andava dal forte su fino alla porta, che gli inglesi chiamavano Broadway. Quella parte della città era occupata in gran parte dalle classi più umili: carpentieri, carrettieri, mattonai, calzolai e marinai».

Wall Street.

Wall Street e Trinity Church

«Quando Peter Stuyvesant aveva fatto erigere il robusto muro e la palizzata lungo il lato settentrionale della città, agli uomini della Nuova Inghilterra era stato educatamente detto: “Il muro serve a proteggerci dagli indiani”. Ma nessuno si era lasciato ingannare. Il muro serviva a proteggerli dagli inglesi […]. Il vecchio muro che attraversava la parte nord della città stava cadendo a pezzi e, alcuni anni prima, lungo il suo tracciato era stata realizzata una strada che avevano chiamato Wall Street. In quello stesso anno [n.d.r. 1696] gli anglicani avviarono i lavori di scavo delle fondamenta di un’elegante nuova chiesa all’incrocio tra Wall Street e Bradway. Si sarebbe chiamata Trinity Church».

Trinity Church.

Il Bronx

«Alla fine l’Uomo Bianco si prendeva sempre più terra […]. Un danese di nome Bronck aveva pagato gli indiani locali per sgombrare un enorme appezzamento appena a nord di Manhattan. Alcuni piccoli gruppi indiani ancora sopravvivevano sulla terra di Bronck e nelle parti più selvagge di Manhattan».

Central Park

«Il Boss mi portò con sé in un posto al centro dell’isola di Manhattan dove ad alcuni indiani era stato dato ordine di accamparsi […]. Avevano piazzato le loro wigwam in prossimità di una radura. Nell’erba crescevano le fragole selvatiche. Era un buon posto».

So far away.

INFO

Il libro New York, di Edward Rutherfurd e tradotto da Stefano Viviani, è pubblicato da Mondadori. ISBN 978-8804612469.

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13 Comments

  1. 1

    Tornare indietro nel tempo e immaginare una Manhattan radicalmente diversa da quella che conosciamo oggi. Chissa’ quali odori e rumori riempivano le sue strade e quali storie e intrighi si intrecciavano nella sua quotidianità. Cosa darei per avere una macchina del tempo!!! 🙂

    • 2

      I miei stessi pensieri ❤ Una delle immagini che mi ha colpito di più è quella dei mulini a vento. Non è facile trasformare i grattacieli che conosciamo in mulini, come non è facile immaginare una Manhattan con pochi abitanti. Questo libro è una vera macchina del tempo 🙂

  2. 3

    Un libro affascinante, uno di quelli che fa viaggiare con la mente. New York porta in sé passato, presente e futuro come poche altre città, forse nessuna… ed è bello guardare ogni suo angolo cercando le storie di chi ha contribuito a renderla come oggi la vediamo 🙂

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