La Manhattan dell’Ottocento: seconda parte

Edward Rutherfurd ci riporta nella Manhattan dell’Ottocento, per scoprire la seconda metà del secolo. La quarta tappa di questo viaggio tra le pagine.

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La Manhattan dell’Ottocento si è trasformata velocemente in quello che noi vediamo oggi. Comparivano i primi palazzi, i primi appartamenti, una nuova, oggi famosissima, struttura era comparsa sull’East River.

Abbiamo passeggiato tra le vie della Manhattan nel Seicento, di quella del Settecento e poi tra le strade del primo Ottocento. Ora andiamo a scoprire la seconda metà del secolo, sempre grazie al romanzo New York di Edward Rutherfurd. Buon viaggio tra le pagine!

New York

Central Park (1863)

Central Park è il parco più famoso di New York e uno dei più celebri al mondo. Nasce proprio nella Manhattan dell’Ottocento dopo la bonifica di una zona fino ad allora abbandonata a se stessa.

«Lei adorava Central Park. Erano passati alcuni anni da quando era stato realizzato quel grande rettangolo di due miglia e mezzo, un ispirato progetto di Olmstead e Vaux, per garantire un indispensabile spazio vitale, un “polmone” verde in mezzo a ciò che chiaramente, un giorno, sarebbe stato la griglia completa della città. Erano state prosciugate le paludi, spazzati via un paio di villaggi irregolari e spianate le colline. Prati e laghetti, boschi e viali creavano già paesaggi eleganti come quelli di Hyde Park a Londra o del Bois de Boulogne alle porte di Parigi».

The park.

Il Tribunale di New York (dopo il 1864)

Il tribunale di New York si trova a lower Manhattan, a due passi dall’East River. Questa è la zona più antica della città.

«La sua impresa più grandiosa [n.d.r. di Boss Tweed] era stata il tribunale, alle spalle del municipio. I lavoro di costruzione erano in corso da dieci anni e la loro conclusione sembrava ancora lontana. Non c’era dubbio che, una volta finito, sarebbe stato uno degli edifici più raffinati della città, nel migliore stile neoclassico. […] Nessuno sapeva quanti milioni di dollari fossero affluiti a quell’edificio, ma una cosa era certa: il tribunale era costato più del recente acquisto dell’Alaska».

Il Tribunale di New York

Il Dakota e gli appartamenti di New York (1888)

Quando si pensa a New York, oggi si pensa a grattacieli e appartamenti. In realtà comparvero entrambi solo nella seconda metà dell’Ottocento.

«Il Dakota. Non ancora uno Stato, ma una terra sconfinata e selvaggia. Quando, un paio di anni prima, il promotore immobiliare Edward Clark aveva costruito un imponente e isolato edificio per appartamenti sul lato ovest di Central Park – su, fino alla Settantaduesima Strada – aveva deciso di chiamarlo il Dakota. […] Nel suo splendido isolamento, con le zone limitrofe vuote a parte alcuni negozietti e qualche baracca, il possente Dakota, per quanto riguardava il suo rapporto con il mondo più alla moda, sarebbe potuto appartenere a un territorio remoto.
“Nessuno vive là dentro, per l’amor del cielo” dicevano. “E comunque, chi vuole vivere in un appartamento?”.
La risposta a quella domanda era semplice. Fino a qualche anno prima soltanto i poveri vivevano negli appartamenti – case divise da un pavimento – o negli alloggi popolari, dove erano divisi persino i pavimenti. Appartamenti splendidi potevano essere una caratteristica delle grandi capitali europee come Vienna e Parigi. Ma non di New York. La gente lì viveva in case unifamiliari.
Eppure si registravano segnali di cambiamento. Altri edifici per appartamenti erano comparsi in città, anche se nessuno maestoso come il Dakota».

Le linee sopraelevate (1888)

Quando si visita New York prendere la metropolitana è un’esperienza da fare almeno una volta. Io l’ho usata spesso per spostarmi durante il mio viaggio. Alcune delle linee sono sopraelevate, così come lo erano quelle dei treni. Basti pensare alla High Line.

«Non si era rassegnata alla vista delle lunga e brutta linea ferroviaria sopraelevata che correva lungo la Sesta. La chiamavano la El: le locomotive a vapore sbuffanti e fuligginose, trainavano i loro vagoni rumorosi sopra le teste dei comuni mortali, a poca distanza dal livello della strada. C’erano altre linee sulla Seconda, la Terza e la Nona Avenue […] erano senza dubbio necessarie, dal momento che trasportavano ogni anno oltre trenta milioni di passeggeri».

View from the High Line

La Quinta Avenue (1888)

La Fifth Avenue è una delle strade più famose di New York. Oggi è sede di importanti negozi di marchi internazionali, come Tiffany.

«La Quinta stava migliorando giorno dopo giorno. Se la El era il motore necessario della crescente ricchezza di New York, la Quinta Avenue ne stava diventando l’apice maestoso. Il viale dei palazzi, la valle dei re. […]
Nonostante il ritmo di crescita, Lily era contenta che soltanto St Patrick e Trinity, Wall Street e un pugno di altre guglie di chiese si stagliassero nel cielo sopra la città. Le grandi case signorili erano ancora alte cinque piani; le strutture commerciali più grandi, che utilizzavano travi di ghisa, superavano raramente i dieci.
Persino il più sontuoso dei nuovi palazzi, le cui opulente decorazioni potevano essere sembrate esagerate e volgari alla generazione precedente, persino quelle sale del trionfo plutocratico si fondavano ancora sui motivi base del mondo classico, come facevano le loro controparti in ghisa. In ognuna di essere c’erano tradizione, maestria artigianale e umanità. La città era vasta, ma conservava ancora la sua grazia».

Saint Patrick's Cathedral.

Il Ponte di Brooklyn (1888)

Il Ponte di Brooklyn è uno dei simboli di New York e percorrerlo è una delle esperienze più belle che possiate fare in città. Consiglio sempre di partire da Brooklyn per raggiungere Manhattan.

«Quando il Ponte di Brooklyn, con le sue imponenti arcate sospese, era stato inaugurato cinque anni prima, era stato considerato una delle meraviglie del Nuovo Mondo. Lungo poco più di un miglio, con le sue due magnifiche torri di sostegno dagli archi a sesto acuto che si stagliavano a centotrenta piedi sopra l’imbocco dell’East River e il grande, armonioso arco di cavi d’acciaio, evocava tuta la forza e la bellezza di quella nuova età gotica, industriale.
Al suo centro correvano due linee di binari per i vagoni ferroviari. Su ciascun lato, con vista a monte e a valle del fiume, c’erano vie di scorrimento per cavalli e carri. E sopra i binari, dedicato ai pedoni, si allungava un passaggio all’apparenza infinito, sospeso in aria, in un’elegante curva ascendente, fra i due firmamenti, il fiume sotto e il paradiso sopra».

View from the Brooklyn Bridge.

Che cosa vi ha colpito di più di questo viaggio nella Manhattan dell’Ottocento? Lasciate un commento 🙂

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INFORMAZIONI

Il libro New York, scritto da Edward Rutherfurd e tradotto da Stefano Viviani, è pubblicato da Mondadori. Racconta la storia romanzata della città seguendo le storie di famiglie e personaggi inventati dall’autore. Ciò che potete leggere all’interno di questi articoli ovviamente è solo una parte e non può in alcun modo sostituire la lettura del romanzo.

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