Curiosità sulle Azzorre: quello che forse non sapevate sull’arcipelago portoghese

Le Azzorre hanno tantissime storie da raccontare. Alcune sono legate a dei misteri, altre ad avvenimenti storici poco noti, altre ancora alla loro tradizione e cultura enogastronomica. In questo post ho raccolto alcune curiosità che forse non sapevate, per aiutarvi ad arricchire il vostro viaggio alle Azzorre.
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Curiosità sulle Azzorre
Dalla sua scoperta, l’arcipelago ha collezionato un numero incredibile di storie, quasi tutte legate alle culture che l’hanno abitato, ai misteri alla base delle sue particolari caratteristiche e alle tradizioni che si sono consolidate con il passare dei secoli. Ecco alcune chicche, leggende e curiosità sulle Azzorre che forse non sapevate.

Il 50% del formaggio portoghese viene prodotto nelle Azzorre
Durante un viaggio alle Azzorre vi capiterà di incontrare tantissime mucche che pascolano pacifiche tra prati, colline, vulcani e ortensie, anche nei luoghi più impensabili.
Gli animali vengono allevati soprattutto per produrre il latte destinato alla produzione di formaggio, una tradizione importata dai coloni fiamminghi oltre cinquecento anni fa e che oggi rappresenta una delle più importanti attività commerciali delle isole. Pensate che il 50% del formaggio portoghese viene prodotto proprio qui e le percentuali aumentano se ci si focalizza solo su quello vaccino, visto che gli altri latticini continentali sono prodotti principalmente con latte di capra e di pecora.
Se volete scoprire la produzione casearia dell’arcipelago, trovate qualche indirizzo nel post dedicato a cosa mangiare alle Azzorre.

La baleniera che ispirò Moby Dick
Il 20 novembre 1820, la baleniera statunitense Essex subì l’attacco di un capodoglio e affondò nelle acque dell’Oceano Pacifico. L’equipaggio, composto da venti persone, riuscì a salvarsi grazie alle scialuppe di salvataggio, ma fu costretto ad atti di cannibalismo per sopravvivere: ad approdare lungo le coste del Sud America furono solo otto uomini, tra i quali il capitano George Pollard e il primo ufficiale Owen Chase.
La baleniera, partita il 30 agosto dello stesso anno da Nantucket, nel Massachusetts, prima del fatidico incontro con il capodoglio, aveva raggiunto l’isola di Flores, dove aveva sostato per due giorni per fare rifornimento di cibo e era abitudine reclutare nuovi marinari. La tragedia, raccontata anche nel film del 2015 In the Heart of the Sea, pare abbia ispirato la stesura di Moby Dick*.
“In quanto al resto della compagnia, sia detto che oggigiorno non uno su due delle molte migliaia di marinai semplici impiegati nella baleneria americana sono nati in America, sebbene lo sono quasi tutti gli ufficiali. In questo la pesca americana delle balene è uguale all’esercito, alla marina da guerra e mercantile, e alla mano d’opera impiegata in America alla costruzione di canali e ferrovie. Uguale, dico, perché in tutti questi casi gli americani di nascita forniscono generosamente il cervello, e il resto del mondo i muscoli, con altrettanta generosità. Non pochi di questi marinai delle baleniere sono delle Azzorre, dove le navi di Nantucket si fermano spesso lungo il viaggio d’andata per ingrossare gli equipaggi coi forzuti paesani di quelle coste di pietra. Proprio come le baleniere di Groenlandia, che facendo vela da Hull o da Londra gettano l’ancora alle isole Shetland per completare gli ingaggi, e poi si riscaricano sulla via del ritorno. Perché non si sa, ma pare che gli isolani risultano i balenieri migliori. Sul Pequod erano quasi tutti isolani, e isolati pure, secondo me, perché non accettavano il continente comune degli uomini, e ognuno viveva su un proprio continente separato”.
HErMAN MELVILLE, MOBY DICK
Flores, i pirati e i corsari
Flores è una delle isole più remote dell’arcipelago e nei secoli è stata una delle più colpite da pirati e corsari. Tra i più celebri si ricorda ancora oggi il pirata Peter Easton, che fece di Flores un vero e proprio punto di riferimento (e rifornimento) e che, pare, sposò una ragazza nata e cresciuta sull’isola.
Tra le altre figure di spicco anche l’inglese Sir Walter Raleigh, che nel 1592 riuscì a catturare la caracca portoghese Madre de Deus, che navigava carica di tonnellate di spezie, gemme preziose e perle: la nave aveva dimensioni enormi per l’epoca e un bottino di un valore equivalente alla metà delle finanze pubbliche della corte inglese. Proprio per questo, l’imbarcazione non fu svuotata e distrutta, ma insolitamente rimorchiata fino al porto di Dartmouth, nel Devon. Da allora, i portoghesi decisero di ridurre il volume delle navi, così da non subire perdite eccessivamente ingenti in caso di attacchi.

L’avventura di Cristoforo Colombo
Non tutti lo sanno, ma durante il viaggio di ritorno dal Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo fu costretto a fare tappa alle Azzorre prima di rientrare in Spagna.
Il 10 febbraio del 1493, un violentissimo temporale sorprese le caravelle Pinta e Nina all’altezza dell’isola di Flores. Dopo alcuni giorni di navigazione in mezzo alle intemperie, Colombo notò un lembo di terra all’orizzonte: era l’isola di Santa Maria, dove, dopo qualche tentativo fallito, riuscì ad approdare il 18 febbraio, prima con una breve sosta nella zona di Nossa Senhora dos Anjos, poi vicino a Punta Frades.
Una volta ancorati, la notizia arrivò al capitano dell’isola, João de Castanheira, che inviò viveri e rifornimenti ai marinai. A portarli fu la popolazione locale, che segnalò inoltre la presenza di una piccola cappella dedicata alla Vergine dove l’equipaggio avrebbe potuto pregare e rendere grazie per essere riuscito a scappare alle intemperie. Tutto però era parte di un piano orchestrato da João de Castanheira, che riuscì così a catturare e a fare prigionieri alcuni dei marinai.
All’epoca, tra spagnoli e portoghesi non scorreva buon sangue e l’obiettivo era quello di catturare Colombo, obiettivo che però fallì: Colombo, rimasto a bordo della caravella, riuscì infatti a levare le ancore nel tentativo di raggiungere São Miguel, anche se il meteo non favorevole lo obbligò a tornare indietro il giorno successivo. Nel frattempo, Castanheira, aveva dato l’ordine di liberare gli ostaggi, che riuscirono a risalire a bordo della nave e, il 23 febbraio, a ripartire alla volta della Spagna. Il motivo del rilascio non è mai stato del tutto chiaro.
In ricordo di questa vicenda, il 19 febbraio 1992, a Santa Maria è stata celebrata una messa solenne seguita da una rappresentazione che ha riportato in scena l’arrivo di Colombo alle Azzorre e ha portato, a Nossa Senhora dos Anjos, all’inaugurazione di una statua a lui dedicata. Attualmente, inoltre, pare che al Museu de Marinha di Lisbona, siano esposte tre ancore appartenute alla Nina e ritrovate sul fondo della baia di Frades, a Santa Maria, il 18 maggio 1960.

L’arrivo del telegrafo
Prima del 1893, le comunicazioni tra le Azzorre e il continente avvenivano necessariamente via mare. Tutto cambiò l’8 giugno di quell’anno, quando al Parlamento portoghese fu presentata la proposta per un collegamento telegrafico con l’arcipelago. Dopo l’autorizzazione, lo stato portoghese incaricò la società inglese Telegraph Construction and Maintenance Company Limited della posa del cavo sottomarino che avrebbe collegato le isole al Portogallo continentale.
Il 19 agosto di quello stesso anno, alle ore 11,40, l’estremità del cavo che collegava la stazione di Cascais con Ponta Delgada toccava le sponde dell’isola di São Miguel. I servizi furono poi ufficialmente inaugurati il 27 agosto 1893.

Le apparizioni ad Água de Pau
Nel 1918, la cittadina di Água de Pau fu teatro di alcune apparizioni miracolose; ad annunciarle fu la giovane Joana Tavares da Costa, una sensitiva del posto. La notizia raggiunse ogni angolo dell’isola e il 5 luglio 1918 una grande folla si radunò quindi in zona per assistervi: la predizione si avverò e circa dodicimila persone videro in cielo le figure della Madonna, di Gesù, degli angeli e la sagoma di una chiesa.
Il 18 settembre successivo Joana si ammalò e predisse la sua stessa morte, avvenuta il 6 ottobre dello stesso anno. Per ricordare l’accaduto, i genitori della ragazza decisero di costruire un eremo nel luogo delle apparizioni: l’eremo di Nossa Senhora do Monte Santo (Ermida de Nossa Senhora do Monte), completato nel settembre 1931.
La leggenda della Lagoa das Sete Cidades
Sete Cidades, sull’isola di São Miguel, è una località che sorge nel cratere di un antico vulcano e il cui fulcro è la Lagoa das Sete Cidades, caratterizzata da due laghi gemelli con acque di diversi colori: azzurro e verde. La differenza si fa più o meno notare a seconda delle condizioni climatiche e si mostra in tutta la sua bellezza quando il cielo è completamente sgombro di nuvole e il sole è alto, una situazione che pare presentarsi solo il 20% dell’anno. A questa particolare caratteristica è legata una leggenda.
Tanto tempo fa, in un castello vicino al lago viveva una giovanissima principessa che si era innamorata di un pastorello. Appartenendo a due mondi molto diversi, il legame tra i due non era visto di buon occhio e così alla principessa fu vietato di uscire dal castello, mentre al pastore venne imposto di andarsene lontano con il suo gregge.
La ragazza riuscì però a fuggire e a incontrare il suo innamorato. I due decisero di togliersi la vita e di unire per sempre i loro destini gettandosi nelle acque del lago. Da quel momento le acque si tinsero di due colori, come gli occhi dei due giovani amanti. La storia è narrata anche nel libro Racconti dalle Azzorre*.

Le arance: oro delle Azzorre
Le Azzorre iniziarono a popolarsi nel Quindicesimo secolo, ma ci vollero decenni prima di vedere un vero e proprio sviluppo. A fare la fortuna dell’arcipelago fu la ricca produzione di arance, principalmente destinate all’esportazione e al mercato britannico, che raggiunse il suo apice nel Diciottesimo secolo e i quali introiti portarono alla nascita di eleganti chiese e case padronali che sostituirono gli edifici più rurali che fino ad allora avevano caratterizzato l’architettura isolana.
Tutto, però, cambiò intorno al 1860, quando una malattia distrusse interamente gli aranceti costringendo la popolazione locale a trovare un’alternativa. In molti si dedicarono alla pesca e all’allevamento, altri, invece, decisero di non abbandonare il settore agricolo, virando su colture quali tabacco, uva (in particolare sull’isola di Pico), erbe aromatiche, cicoria e barbabietola rossa.

Gli ananas di São Miguel
Sull’isola di São Miguel, in particolare, le coltivazioni di arance si trasformarono in piantagioni di ananas. Originaria dell’American Centrale e Meridionale, la pianta arrivò alle Azzorre per la prima volta proprio nel Diciannovesimo secolo e molti proprietari terrieri riuscirono a trasformarla nella loro prima fonte di reddito. Con l’inizio del Novecento divenne la prima coltura d’esportazione dell’isola.
Un’altra curiosità sulle Azzorre è che questi ananas, a differenza di quanto accade nel resto del mondo, vengono coltivati in apposite serre e con il metodo ribattezzato “del letto caldo”, che aiuta a ricreare le condizioni tipiche del clima caldo e umido in cui cresce naturalmente il frutto. Gli ananas che ne derivano sono leggermente più piccoli e più dolci.
Per scoprirli, e vedere da vicino tutte le fasi di coltivazione, potete visitare una della piantagioni ancora attive non lontano dalla capitale Ponta Delgada; ve ne parlavo nel post dedicato a cosa vedere a São Miguel.

Piantagioni uniche in Europa
Oltre agli ananas, tra le altre nuove colture dell’arcipelago fece capolino quella del tè, che portò alla nascita di quella che è oggi l’unica piantagione di tè in Europa: quella di Chá Gorreana, fondata nel 1883 da Ermelinda Pacheco Gago da Câmara e oggi la più antica fabbrica di questo tipo nel Vecchio Continente tra quelle ancora in funzione.
E a proposito di coltivazioni insolite, a questa, nel 1997, si aggiunse un’altra piantagione inaspettata per l’Europa: quella di Café Nunes, sull’isola di São Jorge, che attualmente è l’unica piantagione europea di caffè.

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