Claudio Pelizzeni: il giro del mondo e l’orizzonte che cambia

L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là, di Claudio Pelizzeni. Vi racconto il suo libro, la sua storia e ciò che mi ha insegnato questo volume.

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Claudio Pelizzeni ha deciso di cambiare la vita che stava vivendo. Ha deciso di uscire dalla routine, di abbandonare un percorso ormai imparato a memoria, ora per ora, minuto per minuto, e che lo stava spegnendo lentamente. Nel 2014 è partito per un giro del mondo senza aerei e lo ha terminato nel 2017. Mille giorni in viaggio.

Al giorno d’oggi è tutto così facile: si prende un aereo, si vola da una località all’altra e da un aeroporto all’altro; si passa senza problemi dai banchi del check-in fino a i nastri che riconsegnano i bagagli.
Come posso pensare di comprendere il mondo senza fare il minimo sforzo?
[…]
Voglio vedere le persone cambiare, le culture mutare, i confini naturali succedersi attraverso fiumi, mari e montagne. Voglio vedere le frontiere, le voglio attraversare dopo averle agognate e aver sognato cosa c’è dall’altra parte.

Claudio Pelizzeni - L'orizzonte ogni giorno un po' più in là

Se come me avete letto Un indovino mi disse, di Tiziano Terzani, questo concetto non vi risulterà nuovo. In questo caso però le motivazioni sono ben diverse, così come le esperienze vissute e i luoghi visitati.

Claudio parte dall’Italia verso est, raggiunge l’Australia e attraversa il Pacifico. Percorre il continente americano da nord a sud e poi si imbarca nuovamente per superare l’Atlantico, fino al Senegal. Un vero e proprio giro del mondo, con i suoi pro e i suoi contro.

«Ho dormito in ostelli, capanne sulla spiaggia, tende e amache, ho dormito nel piazzale di una stazione e, per terra, ho usato i gradini di pietra come cuscino; sono stato ospitato a casa di famiglie locali, in monasteri, in baracche. Per risparmiare, ho viaggiato di notte su treni, bus, furgoni e barche, ho fatto l’elemosina fuori dalle panetterie alla chiusura […].»
«Non deve essere stato facile.»
«No, ma è stato bellissimo.»

Questo è uno dei quei libri che si trasformano. Uno di quelli che lasciano messaggi diversi e che suonano corde differenti a seconda di chi li legge. Quando si arriva all’ultimo punto dell’ultima pagina ci si può ricordare lo straordinario viaggio di Claudio, Paese per Paese, o le persone che ha incontrato, oppure una delle altre mille sfumature. Ciò che è rimasto a me è il concetto di destino.

Ognuno di noi ha le sue idee in merito, alcuni ci credono altri no. Io sono sempre stata un po’ nel mezzo. Non sono mai riuscita a spiegarlo troppo bene a parole, ma l’ho sempre paragonato a un album da colorare. Il disegno di base ci è dato, ma i colori li scegliamo noi.

In L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là il destino sembra essere in qualche modo il protagonista dietro le quinte. L’autore di un romanzo del quale noi siamo i personaggi.

Destini e persone che si intersecano continuamente; momenti che si susseguono secondo un’inspiegabile logica capace di portarti in un determinato qui e ora: difficile non credere al destino, quantomeno a un destino che permette libertà di scelta sulla strada da intraprendere, ma che, beffardo, conduce a essere in quel preciso istante, alla corretta longitudine e latitudine del mondo.

Autumn in the city.

Lo si incontra quando Claudio è in Patagonia, dopo poche pagine, ma in realtà sembra essere sempre lì, dall’inizio alla fine. Anzi, questo è quello che sembra a me, lui in realtà non ci crede, ma è convinto che esistano degli incroci fondamentali. Un concetto affascinante e che sembra maturare capitolo dopo capitolo.

Credo invece che esistano dei momenti chiave, delle specie di incroci. Istanti in cui la vita prende una direzione piuttosto che un’altra, strade diverse che portano a un altro momento chiave, un altro incrocio diverso nel tempo e nello spazio, altresì determinante per quel che verrà dopo. La cosa maggiormente difficile è individuare questi incroci, essere consci della loro importanza intrinseca.

L’intera storia non è raccontata in ordine cronologico, ma è un susseguirsi di pensieri e connessioni. Una scrittura spontanea, che a volte allontana dal percorso principale per mostrare uno dei tanti passi che lo hanno condotto fin lì.

Forse è proprio per questo che dalle parole di Claudio non traspare alcuna presunzione. Nessuna delle esperienze è arricchita di fronzoli, l’autore racconta le cose come stanno senza nascondere i lati negativi del suo percorso. Non vuole essere un eroe moderno, solo una persona che ha fatto una scelta e che ora la sta raccontando.

Lo stesso concetto di orizzonte è relativo e ognuno di noi è libero di interpretarlo come preferisce. Per questo dico che è un libro che si modella a seconda del lettore, che lascia un messaggio diverso a seconda di quando lo leggiamo. Probabilmente, se lo riprendessi in mano tra un paio di anni, mi racconterebbe qualcosa di totalmente diverso.

Ognuno ha il suo orizzonte. È relativo. È irraggiungibile. Un’utopia, come un’ombra. Spesso non si riesce neppure a scorgerlo.
L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là.

Mappamondo

Voi avete letto il libro di Claudio Pelizzeni? Vi ho incuriosito? Lasciate un commento 🙂

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Informazioni utili

Claudio Pelizzeni è nato nel 1981 a Codogno, in provincia di Lodi, ma è cresciuto a Piacenza. Prima di intraprendere il suo lungo viaggio, ha lavorato per anni nel settore finanziario a Milano. È creatore e autore del blog TripTherapy.net.

Il libro L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là è stato autopubblicato nel febbraio 2017 e poi ripubblicato da Sperling&Kupfer nel settembre dello stesso anno. La nuova edizione presenta alcune correzioni, mappe all’inizio di ogni capitolo e fotografie.

Ringrazio Sperling&Kupfer per avermi invitata alla presentazione del libro e per avermi regalato il volume.

L’ultima foto è stata tratta da Pixabay.

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