Casa dei Carraresi: la mostra per scoprire il Giappone, terra di geisha e samurai

Una nuova mostra a Casa dei Carraresi, Treviso: “Giappone. Terra di geisha e samurai”. Le informazioni utili per la visita e per scoprire il Paese del Sol Levante attraverso le sue arti.

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Casa dei Carraresi, a Treviso, apre nuovamente le sue porte al Paese del Sol Levante. Nella sua cornice medievale e nelle sue sale, alcune decorate con affreschi originali riportati alla luce dai restauri, oggi è ospitata “Giappone. Terra di geisha e samurai“, una mostra che teletrasporta dall’altra parte del mondo.

Dopo l’esposizione di qualche anno fa dedicata all’hanami, la fioritura dei ciliegi che tinge di rosa gran parte dell’arcipelago tra marzo e aprile, questa primavera si vola in estremo Oriente per esplorare le arti e le tradizioni di questa nazione affascinante. Vi porto a scoprirle.


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"Giappone. Terra di geisha e samurai".

La mostra “Giappone. Terra di geisha e samurai”

La mostra “Giappone. Terra di geisha e samurai“, curata da Francesco Morena, è un viaggio nelle arti, negli usi e nei costumi del Paese del Sol Levante.

Realizzata grazie a 150 opere appartenenti a un fondo privato e risalenti a un periodo compreso tra il Quattordicesimo e il Ventesimo secolo, l’esposizione racconta il Giappone sotto molteplici punti di vista. Soprattutto, lo fa cercando di evocare atmosfere ed emozioni che arrivano da lontano, leggendo ogni oggetto non solo attraverso ciò che esprime visivamente, ma anche spiritualmente.

Armature samurai

La prima sezione è dedicata ai samurai, tra le figure più affascinanti dell’universo giapponese e una di quelle che dà il titolo alla mostra.

Per rappresentarli e raccontarli ci sono armature, fotografie, dipinti e armi, sia una katana che una wakizashi (caratterizzata da una lama un po’ più piccola), che insieme venivano chiamate daishō e accompagnavano ogni guerriero.

Wakizashi

Dopo aver incontrato l’arte militare, la mostra continua con la sezione dedicata a miti, dei e santi. Qui Buddhismo, Shintoismo, Zen, Confucianesimo e Taosimo si incontrano e si mostrano attraverso opere d’arte e oggetti legati alla spiritualità. Ci sono paraventi, incensieri, statuette e rotoli verticali, i kakemono, che venivano dipinti e appesi come decorazione. Per me sono proprio loro i protagonisti dell’esposizione.

Drago e tigre. Dittico di rotoli verticali dipinti a inchiostro e colori su seta.

Tra questi ultimi spiccano quelli di Daruma, fondatore dello Zen e monaco attorno al quale ruotano tanti racconti e leggende e che i giapponesi amano rappresentare attraverso forme caricaturali.

Daruma come bambola. Rotolo verticale dipinto a inchiostro e colori su tela.

Dalla religione alla poesia e al folklore. La terza parte dell’esposizione si focalizza sulla letteratura e sul teatro, sia Nō che Kabuki, le rappresentazioni tipiche del Paese del Sol Levante, e lo fa attraverso tanti oggetti diversi.

Attore di teatro Nō. Rotolo verticale dipinto a inchiostro e colori su tela.

Ci sono coloratissime xilografie e altri kakemono, ma anche manufatti legati alla vita quotidiana, come tessuti e ombrellini, e altri decorativi, come i netsuke (statuine in avorio e legno) e i menuki, delle piastrine in metallo di varie forme usate per arricchire le spade.

Daikoku in avorio.

La parte successiva, invece, è dedicata alla pittura di paesaggio, un soggetto ereditato dalla Cina. Lontana da quella europea e occidentale, l’arte giapponese è minimalista, anche se ugualmente evocativa: bastano poche linee, poche macchie per trasmettere atmosfere ed emozioni.

Paesaggio innevato con figura. Rotolo verticale dipinto a inchiostro e colori su seta.

Le cascate sono un salto bianco dal quale emerge un po’ di schiuma, gli alberi macchie non ben definite, le montagne linee che sembrano uscire dalla tela quasi per caso. Nell’insieme, però, l’immagine è sempre in grado di trasmettere il suo significato e di farsi capire.

Cascata. Rotolo verticale dipinto a inchiostro su seta.

Penultima sezione della mostra è quella dedicata alla geisha, che, insieme al samurai, dà il nome all’esposizione.

Questa figura incarnava (e a volte incarna ancora oggi) l’idea di bellezza giapponese e a Casa dei Carraresi ci pensano gli specchi, le fotografie, i disegni e il grande paravento esposto a raccontare e rappresentare la delicatezza e l’attenzione per i dettagli di quest’icona dell’arcipelago dell’Estremo Oriente.

Ritratto di donna. Fotografia all'albumina.

L’esposizione continua con una collezione di fotografie e oggetti che uniscono il passato e il presente. Questa sezione mostra un Giappone che si muove verso la modernità e che si apre all’Occidente prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

A chiudere la mostra, invece, ci pensano due paraventi che mostrano gli ideogrammi giapponesi e l’arte della calligrafia, uno degli aspetti più affascianti di questo Paese.

Veduta di Ueno. Fotografia all'albumina.

La collezione

La mostra “Giappone. Terra di geisha e samurai”, come dicevo, attinge interamente da un fondo privato: quello del collezionista trevigiano Valter Guarnieri, che ha ereditato la passione e molte delle opere dal padre, che fu un grande viaggiatore.

Inizialmente affascinato dall’Africa, Guarnieri si avvicina poi al Giappone, un luogo nel quale la spiritualità è capillare, un tutt’uno con la vita e con la natura ed è proprio questo “spirito delle cose” a catturarlo.

Rotolo.

Ogni oggetto è stato scelto con cura, sulla base delle emozioni che è riuscito a trasmettere, e arriva direttamente dal Paese del Sol Levante e non da una compravendita avviata e conclusa in Italia o in altre nazioni.

Soprattutto, è esattamente come è stato trovato: ogni dettaglio, ogni crepa, ogni minimo segno di usura rappresenta la sua storia, il suo percorso e non è stato modificato o restaurato. Mi vengono in mente gli ombrellini bucati o i bracieri che all’interno hanno ancora la cenere che riposa dal loro ultimo utilizzo e che Guarnieri non vuole minimamente svuotare.

Ombrellino

Scelte, queste, che si sposano perfettamente con la cultura giapponese. Basti pensare alla pratica del Kintsugi, ossia l’utilizzo di oro, argento o lacca per riparare gli oggetti di ceramica rotti in modo da non nasconderne le cicatrici, ma, semmai, renderle più evidenti.

Imperfezioni e ferite raccontano una storia e l’usura è ricchezza: bisogna esserne orgogliosi.

Soprabito formale da donna.

Informazioni utili per la visita: giorni di apertura, orari e biglietti

La mostra sarà ospitata a Casa dei Carraresi dal 4 aprile 2019 al 30 giugno 2019.

È aperta al pubblico dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00, il sabato, la domenica e i festivi dalle 10.00 alle 20.00. La biglietteria chiude sempre 45 minuti prima.

Immortali taoisti. Coppia di paraventi a sei ante dipinti a inchiostro e colori su carta.

Il biglietto costa 12,00€ a tariffa intera e 10,00€ a tariffa ridotta valida per i gruppi. I ragazzi dai 6 ai 26 anni e le famiglie composte da almeno due adulti e un minorenne pagano 8,00€ a testa. I bambini sotto i 6 anni, i giornalisti (previo accredito), guide turistiche con tesserino e disabili non autosufficienti con accompagnatori entrano gratuitamente.

Sono disponibili anche le audioguide (3,00€) e mi sento di consigliare, soprattutto se non siete esperti di arte e cultura giapponese. Con una spiegazione più approfondita ogni opera riesce a trasmettere molto di più.

Maggiori informazioni sulle visite guidate sul sito ArtikaEventi.

Bashō ammira il Monte Fuji. Rotolo verticale dipinto a inchiostro e colori su tela.

Attualmente a Casa dei Carraresi è ospitata anche la mostra dedicata a Inge Morath, la prima fotografa dell’Agenzia Magum. Ve ne ho parlato in un altro post.


 Leggi anche: Inge Morath in mostra a Treviso: la prima donna dell’agenzia Magnum


Paravento a sei ante dipinto a inchiostro e colori su carta

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Vi piacerebbe visitare questa mostra dedicata al Giappone a Casa dei Carraresi? Se avete dubbi o domande lasciate un commento 🙂

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Informazioni

La mostra è prodotta da Artika in collaborazione con Fondazione Cassamarca e il patrocinio della città di Treviso.

Le immagini sono state scattate con un iPhone 6s* e una Canon 1100D*. Per vedere le altre potete sfogliare il mio album su Flickr.


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