America perduta: in viaggio attraverso gli USA con Bill Bryson

America Perduta (The lost continent) di bill Bryson. Un libro che racconta un viaggio on the road negli Stati Uniti attraverso le parole di un autore ironico e dissacrante. 

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America perduta (The Lost Continent) era da un bel po’ nella lista dei titoli che volevo leggere. Tra i libri di Bill Bryson era forse quello che mi ispirava di più, perché dopo aver letto i suoi pensieri sull’Europa, ero curiosa di conoscere quelli sul suo Paese natale.


Leggi anche: In giro per l’Europa con Bill Bryson: Una città o l’altra


In questo libro siamo alla fine degli anni Ottanta. L’autore ha trentasei anni e, dopo la morte del padre, decide di tornare per un po’ negli Stati Uniti. All’epoca viveva già in Inghilterra con la sua famiglia.

America Perduta, Bill Bryson

La sua idea è quella di fare un viaggio da una parte all’altra del Paese per ripercorrere le strade e vedere i luoghi che Bill Senior gli aveva mostrato quando era piccolo. Un viaggio con pochissime tappe fisse attraverso città, paesini e parchi nazionali.

Sono stato preso dalla smania di ritornare nei luoghi della mia giovinezza e fare quello che i pubblicitari chiamano un ‘viaggio di scoperta’. A 6500 chilometri di distanza, in un altro continente, mi sono reso conto che, quando arrivi agli anta e il babbo è morto da poco, se ne è andata con lui una parte di te; è allora che ti prende la nostalgia. Volevo ritornare nei magici posti della mia fanciullezza […] e verificare se tutto era così magico come me lo ricordavo.

Bill Bryson, traduzione di Amedeo Poggi e Annamaria Melania Galliazzo

Bryson parte da Des Moines, la sua città natale e capitale dello stato dell’Iowa (che lui stesso definisce “un mortorio”), verso la costa est. Prima attraversa gli stati più meridionali come il Tennessee, l’Alabama e la Georgia, poi si sposta verso nord dal Maine al Michigan. Una sosta a Des Moines e poi via di nuovo verso ovest: Kansas, Arizona, California…

Sono nato a Des Moines. Capita.
[…] Prima di entrare in città, c’è un enorme cartello: BENVENUTI A DES MOINES QUESTO POSTO È UN MORTORIO. In realtà il cartello non esiste, è solo una mia fantasia.

Bill Bryson, traduzione di Amedeo Poggi e Annamaria Melania Galliazzo

America Perduta, Bill Bryson

America perduta è una finestra sugli Stati Uniti del 1988: prodotti inutili e motel di vario genere, centri commerciali, pubblicità e programmi televisivi. Il tutto è raccontato con l’ironia pungente che caratterizza la scrittura di Bryson.

Le riflessioni condivise in questo libro a volte sono verità nude e crude presentate senza troppa attenzione per quanto riguarda l’uso delle parole, spesso, però, sembrano il risultato di pregiudizi. Avevo già incontrato il tono polemico dell’autore durante la lettura di Una città o l’altra, ma in questo volume l’ho trovato un po’ fastidioso in alcuni passaggi. Lo ammetto.

Un poliziotto mi aveva affiancato al semaforo e continuava a fissarmi con quell’aria di disprezzo tipica di quei cretini da cui bisogna tenersi alla larga […]. Presumo che come tutti noi discendesse dalle scimmie, ma chiaramente, nel suo caso, il processo evolutivo si era arrestato. […] Come minimo mi aspettavo che mi lanciasse in faccia uno sputo pieno di tabacco masticato. Invece, con una parlata quasi incomprensibile, disse: “Come va?”.
Ero talmente sorpreso che risposi con voce tremula: “Scusi?”.
“Ho chiesto come va.”
“Bene.” Poi avendo vissuto qualche anno in Gran Bretagna aggiunsi: “Grazie”.
“In vacanza?”
“Mm Mm”.
“Le piace Miss Hippy?”
“Scusi?
“Ho detto, le piace Miss Hippy?”
Mi sentivo perso. L’uomo era sudista e per di più armato e io non capivo una parola di quello che diceva. “Mi scusi, sa”, ribattei, “sono un po’ lento e non capisco bene cosa mi chiede.”
“Ho chiesto”, scandì bene le parole “le piace il Mississippi?”
Mi illuminai. “Oh, sì! mi piace molto. Proprio tanto! Penso che sia stupendo. E le persone… sono così gentili e premurose.”
Volevo aggiungere che, pur essendo lì da un’ora, non mi avevano ancora sparato, ma il semaforo divenne verde e se n’era già andato. Sospirai e pensai, “Gesù, ti ringrazio”.

Bill Bryson, traduzione di Amedeo Poggi e Annamaria Melania Galliazzo

America Perduta, Bill Bryson

Spesso, però, l’ironia lascia spazio alla malinconia, ai ricordi da tenere ben stretti in una nazione che cambia troppo in fretta e anche il tono di Bryson si evolve e con lui i suoi pensieri.

Perdonatemi. Non intendo scompormi. Ma mi stanno portando via il mondo, pezzo dopo pezzo e questo talvolta mi fa proprio incazzare. Scusate.

Bill Bryson, traduzione di Amedeo Poggi e Annamaria Melania Galliazzo

America Perduta, Bill Bryson

Dopo 22475 chilometri percorsi a bordo di una vecchia Chevette, l’autore ha un nuovo modo di vedere le cose (modo che probabilmente riuscirà a sopravvivere per pochi giorni, chi lo sa) e le ultime pagine non paiono scritte dalla stessa persona che ha scritto le prime.

I pensieri dedicati a Des Moines sono molto diversi e, in qualche modo, questo libro diventa all’improvviso l’ennesima dimostrazione che per apprezzare davvero casa propria bisogna lasciarsela alle spalle almeno per un po’. In questo caso attraversando l’America intera.

America Perduta, Bill Bryson


L’autore e il libro


America Perduta di Bill BrysonBill Bryson (Des Moines, 1951) è un giornalista americano trasferitosi in Inghilterra nel 1977. Ha collaborato con il Times, l’Independent, il Washington Post e il New York Times.

America Perduta è il suo secondo libro, tra gli altri ci sono Una passeggiata nei boschi, In un paese bruciato dal sole. L’Australia, Una città o l’altra.

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Avete mai letto America Perduta di Bill Bryson? Che ne pensate? Lasciate un commento 🙂

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Le fotografie sono state scattate con una Canon 1100D* con obiettivo Tamron 70-300mm*, per vedere le altre sfogliate il mio album su Flickr.


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2 Comments

  1. 1

    Io credo che la traduzione, non necessariamente per colpa del traduttore, peggiori sensibilmente i testi di Bryson che nell’originale risultano molto più brillanti e ironici, scritti in un inglese bellissimo. In italiano certe battute appaiono piatte o semplicemente sgradevoli. Forse è solo una mia impressione. Provo a cercare quei passaggi è a fare un confronto.

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