Manhattan nell’Ottocento (Parte 1)

CON IL LIBRO NEW YORK, DI EDWARD RUTHERFURD, VI ACCOMPAGNO A SCOPRIRE MANHATTAN NELL’OTTOCENTO. LA TERZA TAPPA DI QUESTO VIAGGIO NEL TEMPO E TRA LE PAGINE.

Com’era Manhattan nell’Ottocento? L’ho scoperto grazie al romanzo New York di Edward Rutherfurd. Un secolo difficile, fatto di disordini e di cambiamenti.

Prima tappa – Manhattan nel Seicento: New York

Seconda tappa – New York nel Settecento

Manhattan nell'Ottocento

MANHATTAN (1849)

«Negli ultimi anni l’area era cambiata. Due grandi incendi – il primo nel 1835 […] il secondo quattro anni prima – avevano distrutto molti degli splendidi edifici sotto Wall Street. Le eleganti vecchie residenze, olandesi e georgiane, erano sparite. La punta meridionale di Manhattan adesso era più commerciale che residenziale […]

Ai tempi di Washington, le case su Broadway cominciavano a diradarsi nei campi e nelle fattorie mezzo miglio a nord di Wall Street. Ma adesso Manhattan era completamente costruita, da fiume a fiume […]. E ogni anno la grande griglia di New York si estendeva ulteriormente, come se qualche gigante, con una mano potente, piantasse file di case».

View from the Brooklyn Bridge.

TRINITY CHURCH E WALL STREET

«In un attimo arrivò alla Trinity Church. Alcuni anni prima era stata ricostruita in stile alto gotico. I suoi archi a sesto acuto e le guglie robuste aggiungevano al luogo un tocco di antiquata solennità […]. Davanti ai suoi portoni, comunque, Wall Street appariva più pagana che mai. Persino la Federal Hall, dove Washington aveva giurato come presidente, era stata ormai rimpiazzata dalla copia perfetta di un tempio greco, le cui solide colonne contenevano la Custom House».

Wall Street.

IL COMMON (CITY HALL PARK)

«Era ancora un ampio triangolo di terreno aperto, ma qualche tempo prima vi era stato costruito un enorme municipio. Simile a un vistoso palazzo francese o italiano con la facciata in marmo, si stagliava altezzoso verso il lato meridionale di Broadway. Se si guardava la parte posteriore del municipio, tuttavia, si poteva notare un dettaglio curioso. La facciata nord non era in marmo come quella frontale, ma in semplice arenaria bruno rossa. All’epoca in cui era stato costruito, gran parte della città e tutti i quartieri migliori erano situati a sud. Di conseguenza, non vi era stato bisogno di spendere denaro per la facciata settentrionale, che poteva essere vista soltanto dalla povera gente. E dietro il fastoso palazzo, nella grande, centrale cloaca della città, c’era povera gente in abbondanza. A Five Points».

City Hall Park.

FIVE POINTS

«In quella zona, una volta, c’era un grande stagno e il villaggio degli schiavi liberati, con terre paludose più avanti. Lo stagno e la palude erano ancora lì ai tempo di Washington, quando la città aveva cominciato a espandersi a nord intorno a essi. In seguito le autorità cittadine li avevano prosciugati per costruire un canale di drenaggio dell’acqua; poi, al di sopra, erano state edificate strade di case in mattoni.

Five Points. Adesso era una palude, giusto. Una palude morale: un labirinto di strade e vicoli, case popolari e bordelli. Al centro di tutto questo, la vecchia sagoma massiccia di una ex fabbrica di birra, come una cattedrale del vizio, apriva le sue porte per dare il benvenuto a quanto c’era di empio. Se volevi guardare combattere i galli, o i cani uccidere i ratti, o farti borseggiare, o trovare una prostituta e beccarti la sifilide, dovevi andare a Five Points […]. I viaggiatori dicevano che fosse il quartiere più degradato del mondo. E chi viveva a Five Points? Questo era facile da indovinare. Immigrati».

Walking in Chinatown.

GRAMERCY PARK

«Gramercy Park era una piazza graziosa. Le sue file di grandi e larghe case in mattoni rossi, spaziose all’interno come molte residenze di città, erano sistemate in un ampio rettangolo intorno a un piacevole giardino centrale. Poteva tranquillamente sembrare una delle piazze più aristocratiche di Londra. Alcune delle case costruite di recente a New York trasudavano opulenza, ma quelle di Gramercy Park mantenevano una dignità e una moderazione classiche. Adatte a giudici, senatori e mercanti con biblioteche».

Union Square.

IL CRYSTAL PALACE, dove oggi c’è Bryant Park (1853)

«Erano tante le cose che catturarono il suo sguardo. La più alta era il Latting Observatory, una tralicciatura conica di legno e ferro che s’innalzava per oltre trecentocinquanta piedi fino a una piattaforma panoramica sopra la Quarantaduesima Strada. Era possibile salire ai due primi piani della torre sollevati da una magnifica nuova macchina che chiamavano ascensore. […] l’Observatory non era altro che un’esibizione collaterale dell’attrazione principale […]. Il Crystal Palace.

Due anni prima, quando gli inglesi avevano ospitato la loro Esposizione […] in una gigantesca struttura di vetro e ghisa nel centro di Londra, ben sei milioni di persone si erano recate a visitarla. […] così New York aveva deciso di averne uno proprio. E anche se il Crystal Palace sulla Quarantaduesima non poteva competere con le dimensioni del suo omologo nella capitale dell’Impero britannico, restava comunque un edificio bello e imponente […]».

Empire State Building from Bryant Park.

LA FIFTH AVENUE (1863)

«Broadway aveva dominato la scena sociale per generazioni, ma ora era la neonata Quinta Avenue a rivendicare il primato. Sebbene la città non avesse ancora raggiunto l’affascinante Central Park, abitazioni isolate sulla Quinta si stavano già avvicinando».

Taxi a New York

BookINFO

Il libro New York, di Edward Rutherfurd e tradotto da Stefano Viviani, è pubblicato da Mondadori. ISBN 978-8804612469.

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